LA PRIMA PAROLA DEL RISORTO CHE INCANTA ANCORA
Maria di Magdala
cerca colui che le ha regalato un’esperienza felice
di libertà e guarigione,
cerca il suo tesoro perduto.
Non si lascia consolare facilmente.
I segni della speranza
– la tomba aperta,
il corpo che manca –
non le parlano.
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Anzi aumentano il dolore: neppure più un corpo
su cui piangere.
Persino agli angeli
rimane indifferente.
E cerca ovunque
il corpo dell’amato,
interroga tutti quelli
che incontra (donna, chi cerchi?).
Non cerca per fede,
cerca per amore.
Non perché crede
o spera qualcosa, ma
perché ha conservato tutto
l’amore di cui era capace.
Come le altre donne
che si recano al sepolcro all’alba, per amore,
solo per amore,
le mani cariche di aromi,
a prendersi cura
del corpo di Gesù,
con tutto quello che hanno,
come solo le donne sanno.
Ed ecco che quello che era
un semplice atto d’amore
si muta in un evento,
in un avvenimento
che cambia la vita.
Colei che cerca
con tanta passione
si accorge
di essere cercata.
L’amante si accorge
di essere amata:
Maria!
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E tutto esplode:
Rabbunì,
amore mio!
Ma prima, abbiamo potuto
accompagnare
passo passo
il disvelarsi della fede,
abbiamo sentito
la prima parola del Risorto,
umile, commovente,
che incanta ancora:
“DONNA, PERCHÉ PIANGI?”
Il Dio della vita
si interessa delle lacrime.
Il Risorto vi si cela dentro,
non sfolgora,
non abbaglia,
nella sua voce
trema un dolore:
non piangere, amica mia!
È lo stile inconfondibile
di Gesù.
Il Risorto,
l’uomo degli incontri,
ricomincia gli incontri
con il suo modo unico.
Il suo primo sguardo
non cerca mai il peccato
di una persona, ma
si posa sempre sulla povertà e sulla sofferenza.
Gesù prova dolore
per il dolore dell’uomo
e se ne prende cura.
Ha passione per la passione dei suoi piccoli,
per questa urgenza
di lacrime da asciugare:
fa piaga nel suo cuore
la somma del dolore
del mondo…
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
