Collocazione del brano
Nelle domeniche del tempo pasquale la Chiesa ci propone il vangelo di Giovanni che approfondisce meglio alcuni temi legati alla morte e risurrezione di Cristo. Per questa seconda domenica di Pasqua tutti e tre gli anni liturgici (A, B e C) ci propongono Gv 20,19-31 poichรฉ tra le altre cose narra fatti che avvennero proprio una settimana dopo la risurrezione e ci aiutano a comprendere il senso della domenica, Pasqua della settimana. I brani precedenti a quello che stiamo per analizzare raccontano la scoperta della tomba aperta e vuota (Gv 20,1-10) che era uno dei brani previsti per il giorno di Pasqua, e le apparizioni del risorto alla Maddalena (Gv 20,11-18).
Gli ultimi due versetti del brano odierno, Gv 20,30-31 sembrano essere la conclusione del vangelo, poichรฉ vi si trovano gli scopi di colui che lโha scritto. Vi รจ perรฒ ancora il capitolo 21 che racconta lโapparizione di Gesรน sul lago. Queste due conclusioni hanno dei punti in comune. La prima รจ dellโevangelista che dichiara vero quanto ha scritto, nella seconda invece รจ la comunitร di Giovanni che al termine del racconto si fa garante della veritร della propria testimonianza.
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Il brano di questa domenica si compone di tre parti. Nella prima (20,19-23) Gesรน appare ai suoi discepoli, infonde su di loro lo Spirito Santo e li manda a perdonare i peccati. Nella seconda (20,24-29) vi รจ una seconda apparizione del Risorto, caratterizzata dallโincredulitร di Tommaso. Nella terza (20,30-31) la conclusione dellโevangelista con lโaffermazione che tutto ciรฒ che รจ stato scritto รจ vero.
Lectio
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
Ciรฒ che si narra in questo brano avvenne la sera del primo giorno della settimana, รจ questo un raccordo con il brano precedente che narra la scoperta della tomba vuota e dellโapparizione a Maria Maddalena. I discepoli si trovano in un luogo chiuso. La tradizione, senza alcun fondamento, lo indica come il cenacolo, il luogo dove avvenne lโistituzione dellโEucarestia (Lc 22,12) e in cui gli apostoli (sempre a detta di Luca) si trovavano al momento della discesa dello Spirito Santo (At 1,13). Ciรฒ che importa di questa informazione รจ che โi discepoli erano riunitiโ, si tratta di unโassemblea della Chiesa. Un altro elemento da sottolineare รจ che qui Giovanni parla di discepoli riuniti e non solo degli apostoli. Questo ci puรฒ suggerire che Giovanni insista sullโimportanza dellโadesione personale a Gesรน. Non si tratta tanto di mandato a delle figure autorevoli, quali gli Undici, ma di una scelta di vita. Il discepolo รจ colui che aderisce a Gesรน, รจ colui che lo ha seguito nella sua presenza storica in Palestina, ma รจ anche colui che aderirร a Lui nelle diverse epoche storiche future. Quindi anche noi siamo stati i destinatari dellโapparizione di Gesรน e del suo mandato.
I discepoli stavano in un luogo a porte chiuse per paura dei Giudei: รจ la paura che caratterizzava fino a quel momento gli Israeliti che non osavano dichiararsi a favore di Gesรน. Forse essi avevano giร ricevuto lโaccusa di aver occultato il suo cadavere. Comunque la loro era una situazione di angoscia, a cui Gesรน farร il dono della pace.
venne Gesรน, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”.
Gesรน venne e stette. Si tratta di due verbi dal significato preciso. Venne รจ lo stesso verbo che Gesรน ha utilizzato per la promessa fatta durante il primo discorso di addio ai suoi (vengo a voi; Gv 14,18.28). Egli realizza dunque la sua promessa. Stare significa il rimanere ritto in piedi, evoca il trionfo sullo stato del giacere della morte.
Gesรน risorto รจ capace di rendersi presente in mezzo ai suoi quando, vuole, improvvisamente si trova in mezzo a loro. Egli dice: โPace a voiโ. Non si tratta del tradizionale saluto ebraico shalom, e nemmeno un augurio, ma รจ lโeffettivo dono della pace, anchโessa promessa nel discorso di addio (Gv 14,27).
20 Detto questo, mostrรฒ loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Comincia qui la seconda fase dellโapparizione. Dopo aver donato la pace ai suoi, Gesรน si fa riconoscere. Mostrare le mani e il fianco sottintende mostrare le ferite che gli erano state inferte dai chiodi (cf. Gv 19,18) e dalla lancia (Gv 19,34). Possiamo leggere in filigrana anche il riferimento a Sal 22,7.
I discepoli riconoscono che si tratta proprio di Lui. Unโaltra delle sue promesse si avvera (Gv 14,20): i discepoli lo vedono di nuovo. Essi lo vedono nella pienezza della fede e gioiscono. Anche questa gioia era stata preannunciata da Gesรน (Gv 16,22.24). Ora la loro sorte รจ indissolubilmente legata a quella del loro Signore.
21Gesรน disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.
Una volta riconosciuto il Signore e aver gustato la gioia della sua presenza, i discepoli vengono rimandati alla loro esperienza terrena: devono aprirsi allโavvenire del mondo a cui devono annunciare il Risorto. Gesรน ripete per loro il dono della pace, segno che รจ iniziato un tempo nuovo. Poi, lโInviato per eccellenza invia i discepoli. Eโ la prima volta che ciรฒ avviene nel vangelo di Giovanni. Vi รจ una correlazione โcome il Padre ha mandato meโฆโ. La congiunzione kathos viene tradotta come, ma piรน propriamente significa per il fatto che. Non vi รจ una contrapposizione tra i due invii, ma mostra la forte continuitร di unโunica missione, ricevuta dal Padre. Lโinvio dei discepoli implica le stesse cose contenute nellโinvio di Gesรน: glorificare il Padre facendo conoscere il suo nome e manifestare il suo amore (Gv 17,6.26).
Queste parole del Signore non riguardano soltanto gli apostoli, ma tutti i discepoli, quelli presenti alla sua apparizione, ma anche quelli futuri di tutte le epoche e le zone geografiche.
22 Detto questo, soffiรฒ e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo.
Per Giovanni il dono dello Spirito Santo viene elargito lo stesso giorno della risurrezione di Gesรน e non cinquanta giorni dopo, come dice invece Luca. Lo Spirito Santo renderร possibile lโesercizio della missione affidata ai discepoli. Il gesto di Gesรน, che soffia, riprende il gesto primordiale della creazione dellโuomo (Gn 2,7). Il Creatore aveva alitato nellโuomo un soffio che fa vivere (Sap 15,11). Questo significa che lโuomo esiste soltanto sospeso al soffio di Dio. Il verbo utilizzato da Giovanni (emphysao) รจ usato solo in Genesi e in Sapienza, quindi lโallusione non permette equivoci. Si tratta di una nuova creazione: Gesรน glorificato comunica lo Spirito che fa rinascere lโuomo, concedendogli di condividere la comunione con Dio. Cosรฌ si compie la profezia di Giovanni Battista: Gesรน ha battezzato nello Spirito Santo (Gv 1,32-33), lโattesa si รจ compiuta nel giorno di Pasqua. Questo dono dello Spirito mette in evidenza che ora i discepoli partecipano alla vita di Cristo glorificato (cf. 1Gv 4,13; 3,24)
23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”
Compare qui un elemento caratteristico dei racconti di risurrezione degli altri evangelisti e sembra che Giovanni lo abbia ereditato da loro senza averne mai parlato prima allโinterno del proprio vangelo. Per comprendere questo versetto รจ necessario lasciarsi illuminare da Mt 26,28. Il mandato dei discepoli afferma lโabolizione del peccato nel mondo, caratteristica fondamentale dellโAlleanza definitiva, resa possibile dalla fedeltร che Gesรน ha avuto verso il Padre. Grazie alla vittoria di Cristo la salvezza divina ha prevalso sulla tenebra e raggiunge ogni persona, attraverso la mediazione dei discepoli. La formulazione in positivo e in negativo proviene dallo stile semitico che esprime la totalitร attraverso una coppia di contrari. โperdonare/non perdonareโ indica la totalitร del potere misericordioso trasmesso dal Risorto ai discepoli. (cf. Mt. 18,18).
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dรฌdimo, non era con loro quando venne Gesรน.
La notizia della mancanza di Tommaso introduce la seconda parte del brano, la quale porta a termine il cammino di fede richiesto a noi che leggiamo Giovanni. Ognuno di noi รจ nei panni di Tommaso, anche noi non cโeravamo quando Gesรน รจ apparso ai discepoli, anche noi dobbiamo fondare la nostra fede sulla testimonianza degli apostoli. Eโ questo il senso della frase finale: โBeati coloro che non hanno visto e hanno credutoโ (Gv 20,29). Didimo significa gemello.
25Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
Lโelemento principale del dubbio che si trovava soprattutto nel brano di apparizione di Luca, viene qui condensato nella figura dellโapostolo Tommaso. La tradizione ha identificato Tommaso come colui che dubita. Egli invece รจ il discepolo che non ammettendo la testimonianza della comunitร , rimaneย nella propria convinzione, ma che davanti allโevidenza cede con lealtร .
Con la reazione iniziale di Tommaso, Giovanni mostra lo scetticismo naturale dellโuomo di fronte allโannuncio inaudito della vittoria sulla morte, lo stesso manifestato dagli ateniesi quando sentono Paolo parlare della risurrezione di Cristo (At 17,31-32). Tommaso crede nella risurrezione dei morti, ma vorrebbe verificare se Cristo รจ giร partecipe di questa risurrezione toccando le sue ferite. La dottrina del tempo riguardo la risurrezione dei morti supponeva una continuitร sensibile tra i due mondi, quello di prima e quello successivo, pur non escludendo una trasformazione gloriosa.
La costruzione della frase detta da Tommaso รจ uguale a quella affermata da Gesรน in tono di rimprovero in Gv 4,48: โSe non vedete segni e prodigi, voi non credeteโ. Vi รจ un contrasto netto tra il comportamento meditativo del discepolo prediletto di Gesรน che vide la tomba vuota e le bende lasciate per terra e credette (Gv 20,8).
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesรน, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. 27Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”.
Otto giorni dopo, cioรจ la domenica seguente. Questa affermazione sottintende le assemblee eucaristiche della Chiesa primitiva. Gesรน viene nuovamente a porte chiuse e di nuovo formula il suo saluto di pace. Gesรน si rivolge subito a Tommaso negli stessi termini da lui utilizzati, non per ironia nรฉ per condiscendenza, ma per mostrare che, nel suo amore, egli conosce che cosa il suo discepolo desiderava fare. Gesรน sa leggere nei cuori, si รจ giร visto nellโepisodio di Natanaele (Gv 1,7-51), tra lโaltro i due episodi hanno diversi punti in comune. I due episodi aprono e chiudono la traiettoria che va dal primo allโultimo incontro dei discepoliย con Gesรน.
Tommaso viene dunque preso sul serio. Gesรน gli offre di soddisfare la sua esigenza, ma al tempo stesso lo invita a un atteggiamento ben piรน profondo. Lโaffermazione di Gesรน gioca sulla contrapposizione incredulo/credente. Si tratta di un comportamento momentaneo di Tommaso, che si รจ mostrato incredulo, non accogliendo la testimonianza dei suoi pari ed esigendo di verificare sensibilmente la realtร del corpo di Gesรน. Gesรน gli accorda la libertร di compiere il gesto richiesto, ma soprattutto lo invita ad agire da vero credente.
28Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”.
Il narratore non sottolinea il fatto che Tommaso di fatto non compia il gesto da lui desiderato. Passa subito a descrivere la reazione immediata del discepolo. Egli entra nel pensiero di Gesรน e proclama una confessione di fede assoluta โil mio Signore e il mio Dioโ. Questa professione, che sottintende il โtu seiโ rivela la cristologia giovannea. Il termine Kyrios (Signore) poteva equivalere a un indirizzo rispettoso, come quello di โrabbiโ, ma il fatto che sia unito a quello di Theos (Dio) esprime lโevidenza prodotta dalla presenza del risorto: Gesรน รจ unito con Dio, che in lui si รจ reso vicino. Lโinvocazione ricorda Osea 2,25: ยซA Non-mio- popolo dirรฒ: โTu sei il mio popoloโ ed egli risponderร : โMio Dioโยป. Insistendo su mio Signore e mio Dio, Tommaso risponde allโalleanza di cui Gesรน ha proclamato la realizzazione (20,17 โSalgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostroโ).
29Gesรน gli disse: “Perchรฉ mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Queste due parole di Gesรน sono centrate sul ยซcredereยป e precisano due modi di accesso alla fede, quello di Tommaso e quello dei futuri discepoli. Il primo potrebbe essere compreso come una riserva nei confronti del discepolo: Gesรน gli rimprovererebbe di aver avuto bisogno di vedere per credere. Ma il verbo al perfetto suggerisce invece che si tratta di una parola di felicitazione da parte del Vivente che รจ stato riconosciuto nella fede. Infatti in Giovanni non vi รจ opposizione tra vedere e credere.
La seconda frase sembra attenuare lโelogio, insinuando quasi che sia preferibile credere senza vedere. In realtร essa non riguarda piรน Tommaso, ma i discepoli futuri: lโevangelista si rivolge alla comunitร giร lontana dalle origini. La comunitร non deve rimpiangere il fatto di non aver vissuto al tempo di Gesรน. Anche se il suo modo di accesso alla fede non รจ lo stesso, sono beati coloro che nel corso dei tempi avranno creduto senza vedere.
30 Gesรน, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perchรฉ crediate che Gesรน รจ il Cristo, il Figlio di Dio, e perchรฉ, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
La vita di Gesรน viene qui sintetizzata attraverso il termine di segni, termine con cui Giovanni intende soprattutto i miracoli (cf. Gv 2,11). Lโobiettivo del suo operare era quello di suscitare la fede. Lo scrittore dice di non averli riportati tutti, non tanto per fare una dichiarazione di limitatezza, e quindi di umiltร , ma per affermare che egli ha ritenuto giusto riportarne solo alcuni, quelli essenziali per suscitare la fede nei suoi lettori. Questa affermazione rappresenta una chiave di interpretazione per il IV vangelo. Eโ unโaffermazione audace. Il fine dellโautore corrisponde al fine di Dio stesso: donare la vita eterna ad ogni credente (cf. Gv 3,15). Lo scritto di Giovanni รจ tramite tra coloro che hanno visto e coloro che crederanno senza aver visto. Esso trasmette lโessenziale perchรฉ venga contemplato e accolto il mistero del Figlio. Questa รจ la prima conclusione del vangelo di Giovanni. Seguirร poi il racconto dellโapparizione sul lago di Tiberiade e unโaltra conclusione che autentica il messaggio dellโautore.
Meditatio
- Mi sono mai trovato/a riunito in preghiera con altre persone credenti? Quali differenze cโerano con la preghiera fatta da solo/a?
- Mi capita qualche volta di avere dei dubbi di fede simili a quelli di Tommaso? Come vi reagisco?
Colletta (II domenica di Pasqua)
Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perchรฉ tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Per il nostro Signore…
A cura delle Monache dell’Ordine dei Predicatori (domenicane) del Monastero Matris Domini
LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
II Domenica del Tempo di Pasqua
Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 8 Aprile 2018 anche qui.
- Colore liturgico: Bianco
- At 4, 32-35; Sal. 117; 1 Gv 5, 1-6; Gv 20, 19-31
Gv 20, 19-31
Dal Vangelo secondoย Giovanni
19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesรน, stette in mezzo e disse loro: ยซPace a voi!ยป. 20Detto questo, mostrรฒ loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesรน disse loro di nuovo: ยซPace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voiยป. 22Detto questo, soffiรฒ e disse loro: ยซRicevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonatiยป. 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dรฌdimo, non era con loro quando venne Gesรน. 25Gli dicevano gli altri discepoli: ยซAbbiamo visto il Signore!ยป. Ma egli disse loro: ยซSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credoยป. 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e cโera con loro anche Tommaso. Venne Gesรน, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: ยซPace a voi!ยป. 27Poi disse a Tommaso: ยซMetti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!ยป. 28Gli rispose Tommaso: ยซMio Signore e mio Dio!ยป. 29Gesรน gli disse: ยซPerchรฉ mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!ยป. 30Gesรน, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perchรฉ crediate che Gesรน รจ il Cristo, il Figlio di Dio, e perchรฉ, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 08 – 14 Aprile 2018
- Tempo di Pasquaย II
- Colore Bianco
- Lezionario: Ciclo B
- Anno: II
- Salterio: sett. 2
Fonte: LaSacraBibbia.net
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