A cuor leggero

Gesรน nel passo di Vangelo di questa prima domenica di Avvento, ad una lettura superficialissima pare proprio come quel burbero predicatore del film, evocando cataclismi e paure. Vuole spaventare i suoi discepoli? Hanno giร di che star poco allegri con il loro Maestro che da li a poco verrร preso e ucciso dalle autoritร civili e religiose, e anche per loro il futuro non รจ certo roseo. Ma perchรฉ queste parole cosรฌ forti anche per noi oggi, mentre stiamo iniziando lโAvvento in preparazione al Natale, che anche questโanno non si preannuncia facile e gioioso, come รจ successo lo scorso anno a causa di questa infinita pandemia del covid? Abbiamo bisogno di parole come queste?
Bisogna ammettere che sia in passato, come ai tempi di quel predicatore medievale, ma anche oggi le parole di Gesรน che evocano condanne e angosce sono state usate in modo sbagliato, mostrando un volto poco evangelico della nostra religione. Il Vangelo non vuole impaurire, altrimenti non sarebbe โbuona notiziaโ. Gesรน non รจ venuto per narcotizzare di paure i suoi contemporanei e le generazioni future, ma al contrario a svegliarle proprio dalle false paure e inutili angosce, anche quelle ingiustamente prodotte da un modo falso di vivere la religione.
Gesรน sta parlando ad un popolo di discepoli che vivevano un passaggio storico difficile, e che come tutti sentivano il peso delle tragedie umane. La vita allora come oggi non รจ mai facile ed รจ piena di insidie che minano la nostra serenitร e futuro.
Gesรน usando un linguaggio profetico (che sicuramente per noi non รจ facile da comprendere ma a quel tempo era piรน usato, ricco di immagini e parole fortiโฆ), vuole lanciare un messaggio di liberazione. Gesรน vuole liberarci dalle paure della vita che spesso ci paralizzano e chiudono in noi stessi. La pandemia รจ stata ed รจ ancora una esperienza globale che pare aver aumentato le nostre fragilitร . Sono fragilitร di ogni tipo, non solo fisiche ma anche culturali, sociali e religiose. Ma avviene sempre cosรฌ nei periodi della storia e della vita. ร entrando dentro le tragedie che proviamo quanto siamo deboli, ma anche quali sono le cose essenziali e le persone che davvero valgono per noi e che ci aiutano.
Gesรน ai suoi discepoli dice chiaramente (e dovrebbe essere questa la frase da stamparci bene nella mente e nel cuore) โrisollevatevi e alzate il capo, perchรฉ la vostra liberazione รจ vicinaโ.
La vita vera, la felicitร del cuore, le relazioni umane non sono condannate alla dissoluzione, qualsiasi cosa accada nella storia e nel cosmo. Siamo persone liberate e Dio รจ un liberatore continuo e storico. Non dobbiamo aspettare โla fineโ del mondo, ma possiamo scoprire che โil fineโ del mondo, il fine di ogni singolo nostro giorno, รจ Dio liberatore, Padre amorevole che ci dona vita, e non morte e condanna.
Gesรน annuncia questo e richiama i suoi discepoli a mettersi nella condizione di sperimentare questa liberazione e questo dono di felicitร e vita. La condizione รจ quella di non ubriacarsi di superficialitร , di non perdere tempo in inutili affanni, ma di dare spazio allโamore, alla festa, allโincontro con il prossimo, alla caritร e servizio. Gesรน ci invita a non appesantire il cuore ma a renderlo leggero e anche ad aiutare il prossimo a renderlo leggero.
La preghiera quando medita le parole liberanti di Gesรน, rende il cuore capace di vedere oltre le pesantezze della vita. Quando la preghiera comunitaria รจ esperienza di condivisione e accoglienza, rende il cuore appesantito sollevato e non piรน solo.
E anche il sorriso ricevuto e donato puรฒ essere davvero un vaccino potentissimo contro tutte le varianti delle paure, anche quelle religiose che molti ingiustamente mettono al prossimo.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)



