Fare bene le cose, seguire una regola, non uscire da schemi consolidati può dare l’impressione di essere in pace con Dio. Eppure il rischio è quello di aggrapparsi a forme che, sebbene corrette in sé, non aiutano la crescita interiore oppure diventano fuori contesto, incapaci di leggere il tempo presente. La fede allora si irrigidisce e perde vitalità.
Gesù risponde alla domanda dei discepoli di Giovanni riportando tutto al centro essenziale: la relazione con Lui. «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?». La sua presenza cambia il senso delle cose. Non elimina il digiuno, ma lo libera da una logica fatta solo di dovere. Quando c’è lo Sposo la fede non può ridursi a un insieme di pratiche: deve diventare incontro, gioia, ascolto, comunione.
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Manca spesso, anche nella nostra vita spirituale, la freschezza di una fede nutrita dalla relazione e dal dialogo con il Signore. Per questo Gesù utilizza le immagini della stoffa grezza e del vino nuovo. Il Vangelo non può essere rinchiuso dentro strutture vecchie e rigide: il vino nuovo ha bisogno di otri nuovi. L’incontro con Cristo domanda un cuore disponibile al cambiamento, capace di lasciarsi rinnovare senza paura.
La fede autentica comporta certamente un distacco: dalle cose che ci appesantiscono, dall’egoismo, dalle false sicurezze. Ma ogni rinuncia ha senso solo se conduce a una relazione più profonda con Lui.
Per Riflettere
Quale volto di Dio emerge dalla mia fede? Con quale sguardo mi sento vista/o da Lui? Se Gesù entrasse oggi nella mia casa e condividesse le mie abitudini quotidiane, cosa mi inviterebbe a rinnovare?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
