Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 27 Aprile 2023

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Il capitolo si compone di due parti: nella prima Gesรน parla con la folla nella Sinagoga di Cafarnao e si propone come Figlio di Dio, pane di vita, redentore dell’umanitร . Nella seconda parte come Pane disceso dal Cielo. L’Eucarestia per noi non รจ un simbolo, ma presenza reale di Gesรน.

In una omelia di qualche anno fa per il Corpus Domini, papa Benedetto XVI affermรฒ: ยซNoi guardiamo l’Ostia consacrata, il tipo piรน semplice di pane e nutrimento, fatto soltanto di farina e acqua. Cosรฌ esso appare come cibo dei poveri, ai quali in primo luogo il Signore ha destinato la sua vicinanza.

La preghiera con la quale la Chiesa durante la liturgia della Messa consegna questo pane al Signore lo qualifica come frutto della terra e del lavoro dell’uomo. In Esso รจ racchiusa la fatica umana, il lavoro quotidiano di chi coltiva la terra. Tuttavia il pane non รจ semplicemente e soltanto il prodotto nostro, รจ frutto della terra e quindi anche dono; perchรฉ il fatto che la terra porti frutto, non รจ merito nostro solo il Creatore poteva conferirle la fertilitร ยป.

Per riflettere

Guardando piรน da vicino questo piccolo pezzo di Ostia bianca, questo pane dei poveri, ci appare come una sintesi della creazione. Infatti, al di lร  della sintesi di natura e spirito che in qualche modo avvertiamo nel pezzo di pane, la creazione รจ protesa verso la divinizzazione, verso l’unificazione con il Creatore stesso.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโ€™Evangelizzazione e la Catechesi