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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 novembre 2025

Questo Vangelo ci invita a riflettere sulla nostra Fede come via per la salvezza, riconoscendo la grandezza di Gesù, chiedendo il suo perdono. Da una situazione così drammatica non ci si aspetta che l’uomo Gesù possa uscirne vittorioso, non ci sono atti di forza, spettacolarità e il suo sacrificarsi non coincide certo con l’immagine del vincitore che si salva e del perdente che subisce.

Ma la Parola che descrive i fatti nella solennità di oggi ci costringe a ripensare al nostro concetto di potere e di regalità: la regalità di Gesù è massima proprio nel momento in cui Egli, il Figlio di Dio, non salva se stesso ma si sacrifica per salvare l’umanità intera. Sa di dover portare a compimento l’opera per cui era stato inviato dal Padre, che ora lo ha condotto fino alla croce.

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Di fronte a questa sofferenza e alla sensazione di abbandono, Cristo non arretra, ma dona e ama fino all’ultimo respiro. Anche se umiliato, scartato, disprezzato e reietto dagli uomini (Is 53, 3–7), Gesù ha ancora un dono da dare sulla croce, concedendolo al malfattore crocifisso che chiede salvezza. Costui è consapevole dei suoi peccati e di essere meritevole di quella condanna.

Questa consapevolezza gli dona la vista per riconoscere in quell’uomo agonizzante il Re Salvatore del mondo. Quelli invece che lo avevano deriso non sentono di essere bisognosi di salvezza, sono e rimangono pertanto ciechi. Come cristiani siamo chiamati a riflettere sulla potenza dell’immagine di debolezza del Cristo che diviene il vero Signore della storia.

Non agisce per cancellare, con un colpo di spugna, tutte le atrocità e i mali di questo Mondo, ma li prende tutti su di sé, rimanendo sulla croce fino alla morte.

Per Riflettere

Arriverà un giorno in cui anch’io dirò: “Gesù ricordati di me quando entrerò nel tuo Regno”. La mia vita potrà essere stata degna di questa richiesta?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi