1ª lettura Is 55,10-11 dal Salmo 64 2ª lettura Rm 8,18-23 Vangelo Mt 13,1-23
«Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano»: con questa certezza Gesù ha raccontato ai discepoli la prima di una lunga serie di parabole. Le ha raccontate perché capiscano qualcosa di quel regno dei cieli di cui aveva già annunciato la vicinanza, ripetendo le parole di Giovanni il battezzatore. Che cosa vedono i discepoli, da poter essere chiamati beati? Vedono il volto di Gesù, vedono la sua luce, la pace e sicurezza delle sue labbra, vedono le immagini che egli descrive. E che cosa ascoltano i loro orecchi? Ascoltano sapienza divina, parole serene e sicure, portatrici di verità profonda.
Gesù racconta con immagini come sarà e come già è il regno dei cieli. Le immagini lui le trova nelle Scritture: quella di oggi è in una pagina del profeta Isaia, il profeta che con maggior chiarezza parla proprio di lui, della sua missione e dell’offerta della sua vita per il riscatto di tutti i peccatori.
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Isaia vede pioggia e neve scendere dal cielo. Non scendono inutilmente, perché trovano nella terra il seme che qualcuno vi ha deposto, un seme che darà il pane all’affamato, con soddisfazione per il seminatore. E già il profeta annuncia che quel seme è la «parola uscita dalla mia bocca», la bocca di Dio. Conosciamo quindi un Dio che si occupa della fame degli uomini, ma anche di una fame spirituale, che attende ciò che nutre con la parola santa la loro vita interiore, quella vita che li mette in relazione con il Dio che li ha creati e non smette di far loro godere il suo amore.
Il salmo ci fa lodare Dio e ci aiuta a ringraziarlo per i benefici con cui egli sazia il nostro corpo e rallegra il cuore di tutti.
L’apostolo invece ci ricorda un’altra verità importante: nella vita dell’uomo c’è fatica e c’è dolore, come la fatica del seminatore, come l’ansia dell’attesa del frutto, e ancora come la fatica impegnativa del raccolto. La sofferenza che ogni uomo affronta, dopo essere stato e rimasto immerso nello Spirito Santo di Dio, porterà frutto di redenzione.
La prima parabola, che sarà chiave di lettura per le altre parabole, come il Signore stesso ha detto, ci porta in mezzo ai campi d’autunno. I discepoli hanno visto ogni anno questa scena. Il seminatore, con scienza e sapienza, dopo l’adeguata preparazione del campo, misura i propri passi e i gesti delle proprie braccia, per spargere il seme in ogni angolo. La scena è presente nella loro fantasia con tutti i particolari, e capiscono anche perché il seme cade ovunque, un po’ sui sentieri, un po’ sulle rocce che sporgono dal terreno buono, un po’ tra le spine presenti ai bordi del campo, e finalmente sul terreno preparato appositamente per la semina.
I discepoli gli chiedono: perché, Gesù, ci racconti queste cose che abbiamo visto molte volte? Che scopo ha tutto ciò? Ed egli per tutta risposta: è perché conosciate «i misteri del regno dei cieli». A lui preme il regno dei cieli, ce l’ha sempre in mente, è il suo desiderio più importante, che dà significato a tutti gli altri suoi desideri. Egli riferisce loro un’altra pagina dello stesso profeta Isaia. Deve capire solo chi lo ama, chi si sta impegnando con lui. Gli altri non possono comprendere. Chi non si impegna con il Re del regno dei cieli, è inutile che capisca le sue parole: non lo aiuterebbero.
A loro, ai discepoli, arriva la spiegazione dalla sua voce. Anzitutto quando udranno il termine «seme» penseranno alla sua parola, quella che lui stesso pronuncia. È una parola piena di vita. Ogni parola potrà diventare una pianta che porta frutto, come ogni seme che cade a terra. La Parola!
La Parola di Gesù è Parola di Dio. Ha però un nemico, che tenta di impedirle di arrivare a destinazione o tenta di impedirle di portar frutto. Quando chi la riceve non la conserva subito, quel nemico la porta via. C’è chi la riceve con superficialità: se non la nasconde nel cuore, come il seme sottoterra, dopo poco non ci sarà più. Se la circonda con altri pensieri preoccupati o la fa convivere con i desideri di ricchezza, sparirà. Quella parola che cade in «terreno buono», cioè nel cuore che ama Gesù, quella parola costruisce vita, edifica la Chiesa, guarisce malattie fisiche e psichiche, rinnova menti e cuori, arricchisce di sapienza le menti, fa traboccare di gioia i cuori dei piccoli e degli adulti e riempie di speranza gli anziani!
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