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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 21 Luglio 2024

Al giorno d’oggi sembra che l’importante sia avere da fare, essere impegnati: passiamo più tempo a riempirci di appuntamenti e intenti che a vivere sino in fondo il momento presente. I cosiddetti operatori pastorali sono sempre in giro a far cose, ma anche le mamme e i papà, e i rispettivi pargoli: attività scolastiche e para-scolastiche, lavorative e para-lavorative, impegni sociali e aiuto ai più deboli.

“Opzioni preferenziali per i poveri” e corse per dare una mano. Ma oggi il Vangelo come una saetta vibra una parola tra le ore indaffarate delle nostre vite. Gli apostoli sì predicano, annunciano, guariscono, ma poi tornano e si rifugiano dal loro Signore, il Signore che li conduce in un luogo di riposo. Sono questi i ritmi autentici della vita, segnati dall’intimità con il Signore: da Lui, per Lui, con Lui, a Lui.

Questa intimità ha un luogo privilegiato: il deserto. Il deserto è il luogo della memoria dell’amore e dell’ascolto dell’Amato. Al centro di ogni missione vi è dunque un luogo dove amare, e dove amare è ascoltare, perché ascoltare è obbedire, e dove vi è l’obbedienza vi è sempre il puro amore. È nel deserto che cresce l’amore degli apostoli, nell’ascolto obbediente della parola di Gesù la fede si fa più forte e profonda.

Andiamo allora con Gesù in un luogo in disparte, solitario, per riposarci un po’. Impariamo cioè dal “riposo” di Gesù e degli apostoli come “fare” le cose di tutti i giorni. Ecco, oggi il Signore ci dice che c’è un solo modo di vivere autenticamente, ed è quello di una madre che si “commuove” (commozione, nel greco del Vangelo, è una parola vicinissima a “viscere”).

Tutto per una madre è per il suo bambino: i pensieri, i gesti, i minuti. La madre non si appartiene più, è trasformata in vita da donare al suo piccolo. Anche noi siamo invitati a “muoverci-con” le persone che Dio ci affida, ovvero ad amarle sino al punto di entrare nel loro dolore e nella loro gioia. A donare ogni frammento del nostro fare perché tutto nella nostra vita sia un segno della sollecitudine di Cristo.

Per riflettere

Chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino. (Benedetto XVI, Deus caritas est, 37)

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi