Per essere misericordiosi come il Padre bisogna aver fatto esperienza della misericordia di Dio. È solo il sentirsi liberati, accolti, amati (soprattutto quando non ne si ha nessun merito e tutto grida contro di noi) che ci può far vivere allo stesso modo e donare la medesima esperienza agli altri.
“Siate misericordiosi”: quando pensiamo a Dio misericordioso non siamo liberi di fare tutto il male che vogliamo tanto Lui ci perdona sempre. Questo è un ragionamento perverso. Se io ho capito la misericordia, comincio a usare subito misericordia; la misericordia è una santità superiore a qualunque santità; accettare l’altro come “altro” nel suo limite, nel suo male, nella sua miseria è più alto di qualunque atto eroico. È quel che fa Dio con noi. Ma proprio così diventiamo misericordiosi come Dio.No
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n ci si domanda di essere giusti, cioè “giustizieri”, ci si domanda di essere come Dio: Dio è misericordioso. La misericordia è vedersi raggiunti nella propria miseria da una mano che ci salva, che ci tira fuori dall’acqua dei peccati dentro cui stiamo affogando. La misericordia è sapere che agli occhi di qualcuno tu non coincidi con le tue cadute ma con tutto quel bene che ancora non sei stato in grado di tirare fuori e che finalmente adesso sei messo nella condizione di esprimere.
Noi abbiamo conosciuto un Dio misericordioso che rispetta assolutamente la nostra libertà, perché accoglie comunque; ogni limite diventa luogo di accoglienza; ogni miseria diventa luogo di misericordia; ogni male diventa luogo di perdono; e ogni abisso di cattiveria è assorbito, è riempito da un abisso di amore infinito, per cui Dio si rivela mirabilmente proprio nel male.
Non perché Dio abbia bisogno del male, ma perché “dove abbondò il peccato, il male, lì abbonda la grazia, la misericordia” (Rm 5, 20). Alla luce di questa misericordia chi giudica non si accorge che il giudizio molto spesso non tira fuori il meglio di noi bensì il peggio. Chi ama chiama le cose per nome ma non trasforma mai la verità in un dito puntato. Chi condanna decreta la fine di una vita perché la inchioda all’irreparabile.
Chi ama davvero salva dalla condanna e offre sempre un’altra possibilità. Chi perdona sana il male alla radice e rende impossibile il contagio del rancore e della vendetta. Chi dona sperimenta la gioia cristiana che gode del dono di sé e non delle logiche di possesso.
Per Riflettere
La parola “perdono” ci accompagni sempre nel quotidiano della nostra vita.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
