Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 18 Gennaio 2023

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Il clima in questo brano del Vangelo è molto teso: accusa e progetto di morte da parte dei farisei, indignazione e tristezza da parte di Gesù. Qui la novità del Vangelo si scontra con la rigidità della Legge. O meglio, in realtà qui lo zelo per la Legge è usato da farisei e erodiani come pretesto per accusare Gesù, così scomodo con le sue predicazioni.

Ripercorriamo la scena: Gesù torna nella sinagoga, il luogo in cui aveva da subito suscitato stupore all’inizio della sua predicazione. L’accoglienza non è delle migliori, molti occhi sono puntati su di lui. Non conosciamo ancora lo stato d’animo di Gesù. Egli nota, tra i questuanti, un uomo con la mano paralizzata, quindi impossibilitato a lavorare, e decide di usare questa possibilità di guarigione per suscitare una riflessione in chi lo circonda.

Gesù parla, all’uomo e ai farisei, ma da questi non riceve risposta. Nessuno vuole esporsi. È questo che scatena la reazione indignata e rattristata di Gesù: il silenzio, la pavidità di chi si attacca alle regole senza mettersi in discussione. Gesù si guarda intorno, colpisce il contrasto tra il “vedere” cieco di chi è pronto a criticare e il “guardare” di Gesù che “conosceva i loro pensieri” (Lc 6, 8).

Gesù è triste perché proprio coloro che si ritengono sapienti non sono capaci di accogliere il suo insegnamento. Ordina comunque all’uomo di stendere la sua mano, e lo guarisce: curando il malato egli mostra di non essere d’accordo con il sistema che pone la legge al di sopra della vita. Gesù è l’unico che parla nel brano, eppure questo messaggio non lo trasmette a parole ma con il gesto concreto della guarigione.

Stride il contrasto tra questo atto silenzioso e il silenzio giudicante che lo circonda. Questo miracolo costerà la vita a Gesù, farisei ed erodiani cominciano a programmare la sua condanna.

“È il prezzo del dono che ci fa guarendo la nostra mano incapace di accogliere e di donare. Le sue mani inchiodate scioglieranno la nostra mano rigida” (Padre Lino Pedron).

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

I commenti sono curati da Marta e Enrico Puglisi