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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 17 Febbraio 2025

Continua la controversia con i farisei, che mettono in discussione la autorità di Gesù. Nella prospettiva delle autorità religiose si tratta di obiezioni molto ragionevoli.

Se si accetta l’idea che Dio abbia stretto una alleanza irrevocabile con il popolo di Israele, che si rinnova di generazione in generazione, e che gli strumenti dell’alleanza siano l’osservanza della Legge e il culto, allora ogni profeta che pretenda di parlare in nome di Dio deve dare prova di operare all’interno della tradizione. Altrimenti è un falso profeta.

Da qui l’ossessione per la genealogia di Gesù (“Non è forse figlio di Maria?”), l’accanimento sulla sua geografia (“Da Nazareth può mai venire un profeta?”), la formulazione di domande insidiose e la continua sfida a dimostrare la propria origine. Si tratta di esibire le credenziali, per poter essere classificato in una categoria religiosa consolidata.

Ma Gesù si sottrae alla richiesta di credenziali. Nessun segno sarà dato a questa generazione, perché qualunque segno possa essere offerto sarà interpretato senza la disponibilità alla fede. L’unico segno è Gesù stesso. Segno di contraddizione, come aveva detto Simeone al tempio. Segno di Giona, che dopo tre giorni nel ventre del pesce viene rigettato sulla riva sano e salvo. L’unico segno che Gesù lascia è il suo corpo sulla croce e la sua presenza misteriosa nella Resurrezione.

Per riflettere

Gesù si chiede “Perché questa generazione chiede un segno?”. La domanda è rivolta a noi oggi. Chiediamo un segno perché speriamo in qualcosa che ci obblighi, con il peso vincolante dell’evidenza, a credere in Lui. Chiediamo un segno per alleggerire la pena del dubbio. O anche per sistemare l’esperienza di fede nelle nostre comode classificazioni. Ma nessun segno ci sarà dato, nessuna evidenza vincolante. La fede è sempre rischiosa.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi