Gesù guarisce un lebbroso. Sappiamo molto della questione dei lebbrosi al tempo di Gesù; come dovessero stare alla larga da tutti e come tutti dovessero stare alla larga da loro. Insomma, il prototipo della gente “di periferia”, esistenziale e pure fisica. Il lebbroso e Gesù sfidano, secondo i rispettivi ruoli, il precetto dato da Dio stesso a Mosè.
La legge antica non può però essere qui paragonata alla norma che consentiva al marito di ripudiare la moglie. In quel caso Gesù chiarisce che la possibilità del ripudio era stata data per la durezza del cuore. In questo caso la legge poteva certamente avere una motivazione di carattere “epidemiologico”, o comunque di buon senso alla luce delle scarse conoscenze mediche del tempo.
Gesù, pur non intendendo abrogare la legge antica, è tuttavia venuto a mostrarci come essa vada rivista alla luce si una regola più importante. E in presenza di leggi non compatibili, la legge più importante prevale. È in insegnamento decisivo anche per noi. Nell’antichità non esisteva distinzione, concettuale ma neppure pratica, fra ambito religioso e ambito civile.
Oggi, almeno nel mondo che è, o è stato, cristiano, la distinzione è invece consolidata. E allora può succedere che le leggi dello stato e quelle di Dio non vadano del tutto d’accordo. Ricordiamocene sempre, il tribunale degli uomini può assolverci o condannarci ma non ha l’ultima parola. L’ultima parola spetta al Re che separerà i capri dalle pecore secondo un’unica legge, non scritta in alcun codice civile o penale.
Per riflettere
Avete inteso che fu detto agli antichi: non uccidere… Siamo consapevoli che può non essere sufficiente il non infrangere la legge per entrare nel Regno dei cieli?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
