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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 13 Novembre 2024

Dieci lebbrosi, totalmente emarginati nella comunità ebraica del tempo, prendono l’iniziativa di andare incontro a Gesù mantenendo però la distanza richiesta. Le norme vengono rispettate. L’appello che i lebbrosi rivolgono a Gesù è pieno di slancio: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”. Riconoscono l’autorità di Gesù come maestro e chiedono un atto di compassione da parte sua.

Gesù risponde invitando i lebbrosi a presentarsi ai sacerdoti. Si passa direttamente alla situazione di guarigione avvenuta. Soltanto i lebbrosi guariti infatti potevano chiedere ai sacerdoti di certificare il superamento della malattia e di consentire la possibilità di partecipare nuovamente alla vita civile.

La seconda parte del racconto evangelico è particolarmente interessante, perché si supera il rispetto delle norme. Come reagiscono i lebbrosi al dono ricevuto? Soltanto uno torna indietro per ringraziare Gesù. Gli altri, dopo aver ottenuto ciò che volevano, pensano che la vicenda sia conclusa. Il lebbroso che ha sentito il bisogno di ringraziare, riceve un dono ancora più grande: “La tua fede ti ha salvato!”.

Il dono della salvezza non è neppure stato richiesto da questo lebbroso. Egli però non soltanto ha sperato che Gesù potesse guarirlo, ma ha ritenuto importante mantenere aperta la relazione con Gesù, tornando indietro a ringraziarlo. Il salto di qualità che ci è proposto consiste proprio nello stabilire con Gesù un rapporto continuo di fiducia e di riconoscenza, al di là degli eventi che si verificano nella nostra vita.

Per riflettere

Siamo pienamente riconoscenti per ciascun dono particolare che abbiamo richiesto e abbiamo ricevuto? Siamo consapevoli dei doni fondamentali che riceviamo continuamente, anche senza essere capaci di domandarli, come il dono della stessa vita?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi