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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 11 Aprile 2025

Nei vangeli sinottici il processo a Gesù viene posto nell’ultima sua giornata vissuta davanti al sinedrio e finita con la crocifissione. Giovanni invece anticipa qui la sentenza di ucciderlo, subito dopo il racconto della guarigione del cieco nato, che aveva iniziato a vedere la realtà.

Invece quei giudei perseverano nella loro cecità, non riconoscendo Gesù e le sue opere. Sono prigionieri dell’immagine di Dio che si sono fatti, e di fronte a Gesù decidono di lapidarlo, perché bestemmia. Gesù spiazza le loro certezze perché non rivela un Dio Giudice, non un Dio potente e dominatore, ma un Dio umile e povero, che porta su di sé il male, che ama incondizionatamente, che è un buon pastore.

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Gesù risponde all’accusa con la citazione del Salmo 81, 6: “Io ho detto: voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo”. Il Salmo esalta l’azione di Dio giudice che ha reso partecipe l’uomo del suo potere di giudicare.

Chi ha il compito del giudizio riceve una sorta di identificazione con Dio, però il Salmo pone anche l’accento sui giudici iniqui che emettono sentenze ingiuste e sostengono la parte dei malvagi. Per i giudei, che hanno già stabilito la sentenza di condanna, la citazione di quel Salmo suona probabilmente come un’ulteriore provocazione e per questo cercano di catturarlo.

Gesù scappa in un luogo indeterminato “al di là del Giordano”. È in questo luogo indeterminato dove possiamo trovare Gesù, dove siamo chiamati ad andare per scoprire Gesù.

Per riflettere

Quante volte ci ostiniamo nel voler restare ciechi? Sappiamo vedere Gesù presente in ogni istante della nostra vita? Cosa ci impedisce di riconoscere ogni persona come figlia e figlio di Dio? In quale modo riconoscere Dio come Padre di tutti incide sulla nostra percezione degli altri e sul modo in cui ci relazioniamo con loro?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi