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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 10 Agosto 2024


Gesù cammina davanti ai suoi e domanda a ciascuno di fare quanto Lui stesso ha fatto, di scegliere coraggiosamente la sua stessa via. Se vivere alla sequela del Signore diventa il valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta collocazione ed importanza.

La scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un’esistenza vuota, tra la verità e la menzogna. “Prenda la sua croce e mi segua”. Quest’espressione non mette, però, in primo piano la mortificazione e la rinuncia.

Non si riferisce primariamente al dovere di sopportare con pazienza le piccole o grandi tribolazioni quotidiane; né, ancor meno, intende essere un’esaltazione del dolore come mezzo per piacere a Dio. Il cristiano non ricerca la sofferenza per se stessa, ma l’amore. E la croce accolta diviene il segno dell’amore e del dono totale.

Portarla dietro a Cristo vuol dire unirsi a Lui nell’offrire la prova massima dell’amore. Non si può parlare di croce senza considerare l’amore di Dio per noi, il fatto che Dio ci vuole ricolmare dei suoi beni. Con l’invito “Seguimi!” Gesù ripete ai suoi discepoli non solo “Prendimi come modello”, ma anche “Condividi la mia vita e le mie scelte, spendi insieme con me la tua vita per amore di Dio e dei fratelli”.

Così Cristo apre davanti a noi la “via della vita”, che è purtroppo costantemente minacciata dalla “via della morte”. Il peccato è questa via che separa l’uomo da Dio e dal prossimo, provocando divisione e minando dall’interno la società. La “via della vita”, diviene la via della fede e della conversione. La via della croce, appunto.

È la via che conduce ad affidarsi a Lui e al suo disegno salvifico, a credere che Lui è morto per manifestare l’amore di Dio per ogni uomo; è la via di salvezza in mezzo ad una società spesso frammentaria, confusa e contraddittoria; è la via della felicità di seguire Cristo fino in fondo, nelle circostanze spesso drammatiche del vivere quotidiano; è la via che non teme insuccessi, difficoltà, emarginazioni, solitudini, perché riempie il cuore dell’uomo della presenza di Gesù; è la via della pace, del dominio di sé, della gioia profonda del cuore.

Per riflettere

Gesù non chiede di rinunciare a vivere, ma di accogliere una novità e una pienezza di vita che solo Lui può dare. Il cammino della conversione deve essere scelto anzitutto “nel cuore”. Da noi dipende la volontà di essere, in quanto è possibile, obbedienti al Padre e pronti ad accettare fino in fondo il progetto che Egli ha per ciascuno. Odiare la propria vita significa rinunciare al proprio progetto, spesso limitato, per accogliere quello di Dio.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi