L’indemoniato è nella sinagoga. Non altrove, non per strada: dentro, tra i fedeli, in preghiera come tutti gli altri. È qui che Luca colloca questo racconto, e non è un caso. Il male non abita solo i luoghi bui e lontani dalla fede, ma anzi spesso si nasconde proprio dentro le nostre comunità, dentro i nostri cuori di praticanti.
L’indemoniato sa perfettamente chi è Gesù. «Io so chi tu sei: il santo di Dio!» grida, e ha ragione. È una conoscenza esatta. Eppure quella conoscenza non lo ha cambiato, non ha trasformato la sua vita. Al contrario: la presenza di Gesù lo spaventa, lo fa sentire minacciato. «Sei venuto a rovinarci?» è la domanda che rivela tutto: nel profondo, vede Dio come un avversario, non come un Salvatore.
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Luca ci dice qualcosa di scomodo: esiste una fede demoniaca. Non quella dei non credenti, ma quella che si ferma al sapere, al conoscere, senza lasciare che Dio entri davvero nella vita quotidiana. Una fede che frequenta le chiese ma non si lascia convertire. Una fede che riconosce Gesù ma lo percepisce come una minaccia alla propria “comoda quotidianità”.
La parola autorevole di Gesù spezza questo equilibrio fragile e pericoloso: «Taci! Esci da lui!». Non è una condanna, è una liberazione. La prima conversione che siamo chiamati a operare non è quella degli altri: è la nostra.
Per Riflettere
Che vuoi da me, Gesù? Sei venuto a “rovinarmi”?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
