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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 1 Luglio 2025

Come i discepoli ci sentiamo su una barca instabile, traballante ed in balia delle onde. La barca rappresenta la nostra vita ma è anche simbolo della croce, strumento con il quale il Signore ha attraversato la morte, senza evitarla, ma vincendola. Improvvisamente arriva “il grande sconvolgimento”, un “sisma” di una forza tale da travolgere qualsiasi imbarcazione, qualsiasi vita, anche quando fondata su presupposti più solidi e sulle più stabili certezze.

Gesù nel frattempo dorme. Il suo sonno è un altro simbolo della morte ma esprime anche fiducia e tranquillità, abbandono all’abbraccio e al disegno del Padre, profonda consapevolezza che la morte non è la fine di tutto.

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Proprio a questo siamo chiamati nella fede: a vivere sapendo che la morte non è l’ultima parola sulla nostra esistenza. Rappresenta il nostro principale limite, la nostra paura più grande che rimane sullo sfondo anche quando cerchiamo di non pensarci. Allo stesso tempo, l’esperienza di questo limite può rappresentare un punto di contatto con l’Assoluto.

I discepoli, come noi, sono perduti in balia della paura. Ma nella fede in Gesù non sono soli, non siamo soli. Possiamo avvicinarci a Gesù, invocarlo. Lui si sveglia al loro grido, al nostro grido, e ci raggiunge, seppur attraverso la nostra “poca fede”. L’affidamento ridimensiona le nostre paure, rendendo possibile la traversata, nella consapevolezza della Sua presenza nella nostra vita.

Per riflettere

Quali sono le onde e le tempeste che mi fanno chiedere aiuto al Signore? In quale luogo della mia vita chiedo fiducia per fare un passo verso l’ignoto? Riesco a vivere la speranza e la fede davanti all’esperienza della morte?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi