Vangelo del giorno di Lc 12,49-53

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
Dal Vangelo secondo Luca.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
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Parola del Signore.
Fonte: Chiesa Cattolica
Gesù è venuto a portare il fuoco. È lui che lo dice.
Non il buon senso, non la pace dei cimiteri. Il Vangelo non è il manuale dei bravi ragazzi, il bon-ton dei tiepidi con il capo reclinato e la voce melensa.
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Perché la Parola ha a che fare con l’amore che brucia e consuma. E chi incontra Cristo si incendia il cuore.
E questo, in qualche maniera dovrebbe in qualche modo potersi intravvedere nella nostra pastorale, nelle nostre comunità, nelle nostre vite.
Vite accese. Cuori accesi. Parole accese. Non violente o melense, non usurate e stanche, non ripetitive.
Perché a salvare la Chiesa, come scrisse papa Benedetto, come sempre, saranno i santi. Noi santi. Noi, se santi.
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E la Chiesa che faremo, semplicemente, tornerà ad ardere d’amore perché accesa dal Cristo.
Gesù è venuto a portare il fuoco. Troppo spesso la nostra fede a malapena sembra un forno a microonde che riscalda una minestra.
Che sia questo l’obiettivo del discepolato? Accostarci a Cristo per riaccendere in noi la fiamma?
Allora, e solo allora, torneremo a fare luce. Luce in queste fitte tenebre che hanno avvolto il mondo.
Gesù lo dice, parlando di sé, immaginando l’evoluzione che avrà il suo messaggio.
Dopo la caduta di Gerusalemme ad opera dei romani e la rovinosa distruzione del Tempio, i seguaci del Nazareno, i nazrim, saranno “scomunicati” dai rabbini e questo provocherà una frattura dolorosissima ed insanabile all’interno della neonata comunità giudeo-cristiana.
Ancora oggi molti sperimentano la contraddizione di scoprire in Cristo una nuova famiglia, nuove e durature relazioni con fratelli credenti e, nel contempo, un impoverimento di relazione e una crescente incomprensione con i famigliari di sangue.
Cristo è fuoco. Fuoco che brucia, che divampa, che illumina, che riscalda, che consuma.
Cristo è fuoco e traspare dalla nostra vita. Se è dal fuoco che si misura il discepolato, i pompieri della fede possono stare tranquilli. Purtroppo.
Lasciamolo divampare. Incendiamo il mondo. D’amore.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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