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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 30 agosto 2026

Una verità che va svelata e Tu inizi a farlo: è necessario – ora, nel presente di ciascuno di noi – che Tu sia andato a Gerusalemme.

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Però questa cosa è talmente grossa che la mostri, il Vangelo di Marco usa proprio il verbo “insegnare” – la Tua Passione è argomento di studio, poi Tu interrogherai -, la sveli un poco per volta.

Colpisce il fatto che per il Vangelo di Matteo l’azione centrale è l’andare a Gerusalemme. La fatica principale, la sofferenza da affrontare ed accettare sta lì.

Nel fatto che coloro Ti dovrebbero riconoscere ed accogliere sono proprio quelli che Ti faranno soffrire, per molti motivi. Il fatto che verrai ucciso non spaventa l’evangelista. Non solo perché sa che risorgerai ma perché sa che sei più grande della morte.

Quello che crea problema è il rifiuto, soprattutto quello che decreta l’inutilità di chi dovrebbe essere preparato, pronto ed accogliente. La solidarietà verso la Tua sofferenza la vede concretizzata nel fatto che stai scegliendo la strada più difficile.

Probabilmente vivi la tentazione di risolvere e cancellare la ferita generata dal peccato grazie al potere, alla forza. Non attraverso il sacrificio, la debolezza ed il servizio. Te lo sarai chiesto mille volte: – chi me lo fa fare? -.

È per questo che il gesto di Pietro è particolarmente devastante, la Tua reazione così forte. Ci stavi già pensando di Tuo, avevi il dubbio che non ne valesse la pena.

Poi è veramente tanto carino che Pietro in modo quasi protettivo, paternalistico, Ti prenda da parte sicuro del fatto che Ti sbagli, che quello che profetizzi non accadrà mai. Spesso le tentazioni più grandi non ci arrivano da parte di chi sappiamo essere malvagio e ci prospetta azioni riprovevoli.

Piuttosto si travestono e prendono il volto di chi vuole convincerci del fatto che cerca solo il nostro bene. Di fronte a tutto ciò la prima cosa che fai è voltarti, girare la spalle a questa via soft in cui la salvezza è a portata di mano senza nessuna decisione drastica, a costo zero.

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La vecchia traduzione era meravigliosa: – lungi da me! – ma è più corretta la presente: – vieni dietro di me -. L’appellativo “Satana” invece rimane tale e quale.

Non ci inoltriamo in valutazioni su ciò che questo termine indichi nella Parola di Dio e nella nostra fede, sarebbe troppo velleitario. Qui però chiaramente si riferisce al significato di “tentatore”.

Pietro passa in poche righe da colui capace di ascoltare la rivelazione da parte del Padre che è nei cieli alla personificazione del nemico. Nella nostra vita è proprio così e lo è senza bisogno che uccidiamo nessuno.

Bastano le buone intenzioni che ci portano a costruire un Dio a nostra immagine e somiglianza, che deve fare quello che sembra giusto e ragionevole a noi. Pietro tornerà ad essere discepolo, a pensare secondo Dio e non secondo gli uomini. A venirTi dietro senza pretendere di essere lui ad indicarTi la strada.

Non siamo obbligati ad essere discepoli. Ma “se” – e quanta libertà ci doni con questa piccola congiunzione – vogliamo essere discepoli, non dobbiamo staccare Te dalla croce ma piuttosto prendere noi la nostra.

Accettare il fatto che l’amore non è “solo fino ad un certo punto”, tirando a salvare il salvabile. È: “fino al Punto”, che sei Tu accettando di perdere tutto quello che non serve per arrivare a Te. Nei fatti, non solo nelle buone intenzioni.il divieto di diffondere prima della Pasqua il fatto che sei il Cristo.

don Claudio Bolognesi