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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 28 agosto 2026

VIVERE ACCESI O VIVERE SPENTI?

Mt 25,1-13

Il Regno di Dio è 

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simile a dieci ragazze 

avvolte solo 

di un po’ di luce, 

di quasi niente, 

di un coraggio 

che basta solo 

al primo passo.

Il regno di Dio 

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è simile a dieci 

piccole luci nella notte, 

temerarie quanto 

precarie. 

Simile a qualche 

seme nella terra, 

a una manciata 

di stelle nel cielo, 

a un pizzico di lievito 

nella pasta. 

Ma solo cinque di loro, 

saggiamente, 

hanno portato l’olio, 

e saranno così 

le custodi della luce; 

invece le altre cinque, 

portano il loro vaso 

quasi vuoto, 

vivendo solo 

del presente. 

Hanno una vita vuota, 

presto spenta.

Cosa sia l’olio 

delle lampade 

non lo sappiamo. 

Sappiamo però che 

ha a che fare 

con la luce e 

col fuoco: 

in fondo, è 

saper bruciare 

per qualcosa 

o per Qualcuno. 

L’alternativa tra 

vivere accesi o 

vivere spenti.

Nella parabola 

nessuno fa una bella figura: 

lo sposo che 

con il suo ritardo 

mette in crisi 

tutte le ragazze; 

le cinque stolte che 

non hanno pensato 

a un po’ d’olio di riserva; 

le sagge che 

si rifiutano di 

aiutare le compagne; 

il padrone che chiude 

la porta di casa: 

non si faceva, 

perché tutto il paese 

partecipava alle nozze, 

entrava e usciva 

dalla casa in festa.

Eppure è bello 

questo racconto, 

bello questo 

Regno di Dio simile 

a dieci ragazze 

che sfidano il buio 

per andare incontro 

a qualcuno.

Il Regno dei cieli, 

come Dio lo sogna, 

è simile a chi 

va incontro, 

simile a gente 

coraggiosa che 

si mette per strada 

comunque 

con l’attesa nel cuore, 

perché aspetta 

“uno sposo”, 

un po’ d’amore 

dalla vita, 

lo splendore di 

un abbraccio in fondo 

alla notte. 

Ci crede.

Ma tutte si 

addormentarono, 

le stolte e le sagge. 

Perché la fatica 

del vivere, 

la fatica di bucare 

le notti, ci ha portato 

tutti a momenti 

di abbandono, 

a sonnolenza, 

forse a mollare.

Il punto di svolta 

del racconto 

è un grido, 

è quella voce nel buio 

della mezzanotte, 

capace di risvegliare 

la vita. 

Che rivela non tanto 

la mancata vigilanza 

(si addormentano tutte, 

sagge e stolte, 

tutte ugualmente stanche) 

ma la mancata luce: 

Dateci un po’ 

del vostro olio 

perché le nostre 

lampade si spengono… 

La risposta è dura: 

no, perché non venga 

a mancare a noi e a voi. 

Andate a comprarlo! 

Matteo non spiega 

cosa simboleggi l’olio. 

Ma è sicuramente 

qualcosa che 

non può essere 

né prestato, 

né diviso. 

Il senso profondo 

di queste parole è 

un richiamo 

alla responsabilità: 

un altro non può 

amare al posto mio, 

essere buono o onesto 

al posto mio, 

desiderare Dio 

per me. 

Se io non sono 

responsabile 

di me stesso, 

chi lo sarà per me?

Io non sono la forza 

della mia volontà, 

non sono la mia capacità 

di resistere al sonno, 

io sono la capacità 

ascolto di quella Voce, 

che, anche se tarda, 

di certo verrà 

a consolarmi, 

a disegnare 

proprio per me 

un mondo colmo 

di incontri e di luci.

A me, in fondo, 

serve solo un piccolo 

vaso d’olio.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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