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don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 23 agosto 2026

Duri come pietre

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…». Questa è la frase che troviamo tradotta in italiano dal Vangelo scritto in greco, anche se forse non rende bene il gioco di parole e il messaggio presenti nella lingua originale di Gesù.

La parola usata da Gesù, che parlava aramaico, è la stessa sia per Pietro sia per pietra: Kepha, che significa propriamente “sasso” o “roccia”. La frase pronunciata da Gesù suonava più o meno così: «Tu sei roccia e su questa roccia…».

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Duri come pietre - Commento al Vangelo del 23 agosto 2026
Duri come pietre – Commento al Vangelo del 23 agosto 2026

Di che roccia si tratta? In che senso Pietro è “roccia”?

La roccia mi richiama qualcosa di duro, pesante, privo di vita. Non sembra un gran complimento quello che Gesù fa a Simone. Ma poi, allargando il significato, penso alla roccia come a qualcosa di solido e sicuro. Che sia questo il senso?

Forse Simone, chiamato dal suo Maestro “roccia”, raccoglie in sé tutti questi significati. Da quel che ci viene raccontato nel Vangelo, a volte è davvero duro come la roccia nel comprendere gli insegnamenti di Gesù; e, come un macigno lungo il sentiero, diventa un ostacolo per il cammino suo e del suo Maestro. Sarà anche come una roccia immobile quando Gesù verrà arrestato e processato, rimanendo fermo nel cortile, paralizzato dalle sue paure.

Ma la roccia è anche solidità, forza, e può diventare bellezza. E Pietro con il tempo è diventato roccia solida per la Chiesa che stava nascendo.

A fine settembre, nella mia città di Verona, si svolgerà la sessantesima edizione di Marmomac, la fiera della lavorazione del marmo, dove vengono esposti macchinari e opere in pietra provenienti da tutto il mondo. È davvero incredibile ciò che si può realizzare con la pietra, qualunque ne sia la composizione o la provenienza. Da sempre l’uomo vede nella pietra, e in particolare nel marmo più nobile, la possibilità di creare opere destinate a durare nel tempo. I manufatti più antichi che sopravvivono da millenni sono proprio frutto di questa lavorazione: colonne, capitelli, sculture e bassorilievi. Ancora oggi ci sono artisti capaci di stupire, ricavando da una pietra inerte e dura forme meravigliose e apparentemente leggerissime. È il frutto di un lavoro lungo, complesso, che richiede tempo e maestria.

Quando Gesù domanda ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che io sia?» e poi: «Ma voi, chi dite che io sia?», è proprio Simone a dare, a nome di tutti, la risposta che supera ogni superficialità e pettegolezzo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È allora che Gesù gli risponde (e in fondo parla a tutti i discepoli): «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli».

Simone, roccia dura, da solo non può comprendere tutto di Gesù. È la relazione personale con il Maestro, lo stare con Lui, il seguirlo e l’accogliere il suo amore che scava, lavora e cesella la sua fede.

La fede è un legame quotidiano d’amore che permette alla pietra della nostra vita di essere scolpita dallo Spirito di Dio, così da farne un capolavoro. Su questa pietra lavorata da Dio nasce la Chiesa: la comunità di coloro che sono stati scolpiti dalla sua Grazia.

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Siamo tutti un po’ come Pietro: rocce dure, immobili e spesso di ostacolo gli uni per gli altri. Ma siamo anche rocce che si lasciano modellare dal tempo e dalla pazienza infinita di Dio.

E se oggi esistono macchinari prodigiosi per scolpire la pietra, gli strumenti più efficaci per trasformare davvero la nostra vita rimangono il Vangelo, la comunità e la carità.

Siamo duri come pietre, ma con lo Spirito di Dio possiamo diventare autentiche opere d’arte per la bellezza del mondo.ggerite di violenza e disarmate, come dice Papa Leone, possiamo davvero ristorare i piccoli oppressi e stanchi che incontriamo. Riscopriamo la fede come un legame forte che libera davvero, che ci permette di sperimentare la freschezza di Dio e di diventare per i piccoli (tra i quali ci siamo anche noi) il ristoro di Dio.fatto Gesù? Sarebbe questa una buona statistica evangelica da fare sempre al fischio finale di ogni nostra giornata.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)