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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 8 agosto 2026

Ci sono genitori che guardano i propri figli e sentono di non riuscire più a raggiungerli davvero. Li vedono chiudersi, arrabbiarsi, perdersi in cattive compagnie, dipendenze, scelte distruttive, o semplicemente diventare estranei.

E allora cominciano a cercare aiuto ovunque. Parlano con educatori, psicologi, sacerdoti, amici, cercano consigli, video, parole, soluzioni. Proprio come quel padre che porta suo figlio indemoniato ai discepoli di Gesù, ma non riescono a guarirlo.

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Forse una delle sofferenze più grandi per un genitore è proprio questa: fare tutto il possibile e avere la sensazione che non basti.
Eppure quel padre non si ferma. Quando vede che gli altri non riescono ad aiutarlo, porta suo figlio direttamente da Gesù. È un dettaglio importante. Perché ci ricorda che ci sono battaglie della vita che nessuno riesce a sistemare completamente al posto nostro, ma che possiamo ancora mettere nelle mani di Dio.

A volte un figlio cambia lentamente. A volte dopo tante cadute. A volte quando i genitori pensano ormai di aver perso ogni speranza. Ma l’amore di un padre e di una madre che continuano a pregare, ad aspettare e a non smettere di credere può diventare una luce silenziosa che resta accesa nel buio.

Non scoraggiarti se oggi non vedi risultati. Anche quando sembra lontano, il cuore di tuo figlio non è fuori dalla portata di Dio. E tutti noi oggi affidiamo a Gesù tutti quei figli che si sono persi nelle tenebre della vita, perché possano ritrovare la gioia di una vita pulita, luminosa.

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