Gesù affronta uno dei comportamenti più frequenti: il giudizio del prossimo. Il comandamento “Non giudicate” non significa che non dobbiamo distinguere il bene dal male, ma che non dobbiamo assumere il ruolo di giudice assoluto della vita altrui.
“In base al giudizio con cui giudicate sarete giudicati”—c’è una reciprocità: il nostro metro di misura ritorna contro di noi. Se siamo misericordiosi, troveremo misericordia; se siamo severi, troveremo severità. Poi Gesù usa un’immagine esilarante: vediamo la pagliuzza nell’occhio altrui mentre abbiamo una trave nel nostro!
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È l’immagine della cecità morale, dell’ipocrisia. Spesso giudichiamo gli altri proprio per i difetti che abbiamo in forma più grave in noi stessi. Il vizio di cui accusiamo il prossimo è spesso il nostro peccato proiettato. Gesù insegna un ordine diverso: prima togli la trave dal tuo occhio, allora vedrai bene per aiutare il fratello.
Non è ricerca della perfezione prima di aiutare—è umiltà, consapevolezza di sé. Quando riconosciamo onestamente i nostri difetti, diventiamo capaci di vera misericordia. Il giudice che sa di essere peccatore è più clemente del giudice che si crede giusto.
Per Riflettere
Chi sto giudicando duramente? Quale trave porto nel mio occhio che non vedo? Come posso sviluppare misericordia prima di criticare?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
