- Pubblicità -

Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 21 giugno 2026

Guardando le vicende della storia e della vita umana, spesso sembra che il male abbia sempre la meglio. Le trame, le macchinazioni, i progetti di male e gli interessi egoistici sembrano trionfare più spesso dei progetti di bene, dei gesti di gratuità e della generosità. Eppure Gesù oggi – quasi come in un ritornello – ci invita a non cedere alla paura e al pessimismo, ma a confidare in Lui, sapendo che la verità trionfa sempre e che la giustizia avrà l’ultima parola.

È chiaro che Gesù non ci sta semplicemente prospettando un mondo perfetto e ideale, realizzabile già in questa storia, ma ci apre l’orizzonte della piena comunione con Dio nell’eternità. È una grande sfida quella di non cedere alla logica mondana, ma di restare fedeli al metodo di Dio, anche quando siamo una minoranza, sapendo che Egli non abbraccia mai logiche contrarie all’amore nel suo agire.

- Pubblicità -

Il discepolo non può tacere la verità, non può mistificare la realtà, ma è chiamato al coraggio della testimonianza, anche a costo di perdere la vita. Mentre riflettevo su questo Vangelo, ho ricevuto un messaggio da un sacerdote del Sudan che mi scriveva: «Ti chiedo gentilmente di pregare per il nostro vice parroco che abbiamo lasciato in parrocchia. È stato ucciso insieme ad altri due giovani». Si chiamava don Yohana Allamin.

Questa notizia dolorosa ci ricorda che il Vangelo che abbiamo appena ascoltato non appartiene al passato. Le parole di Gesù continuano a incarnarsi nella vita di uomini e donne del nostro tempo, che in diverse parti del mondo pagano con la vita la loro fedeltà a Cristo e il loro servizio ai fratelli. L’esempio dei martiri di ieri e di oggi, di quelli canonizzati e di quelli “della porta accanto”, ci ricorda continuamente che non dobbiamo temere coloro che possono togliere la vita fisica, se dentro di noi rimane viva la fiamma dell’amore di Dio.

Don Yohana e tanti altri cristiani perseguitati ci testimoniano che la forza del Vangelo è più grande della violenza e che l’amore di Cristo è più forte della morte. La loro vita ci interpella: noi forse non siamo chiamati al martirio del sangue, ma siamo certamente chiamati al martirio quotidiano della fedeltà, della coerenza, della verità vissuta con amore.

Contemplare il volto paterno di Dio, che è infinita provvidenza, ci invita alla fiducia totale in Lui. Egli sa tutto di noi, ci conosce più di noi stessi ed è, come scrive sant’Agostino, intimior intimo meo, più intimo a noi di noi stessi. Se Dio è così attento alla creazione e alla natura, tanto da conoscere persino il numero dei capelli del nostro capo, quanto più lo sarà verso di noi, che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza!

Per questa ragione, il cristiano non vive nella paura, ma nella fiducia. Non ignora il male, non chiude gli occhi davanti alle ingiustizie e alle sofferenze del mondo, ma sa che la sua vita è custodita nelle mani di Dio. E sa che nessuna testimonianza resa a Cristo andrà perduta.

La testimonianza che ciascuno di noi, con l’aiuto della grazia, può rendere a Cristo, forse nascosta e silenziosa agli occhi del mondo, sarà pienamente riconosciuta e valorizzata davanti al Padre che è nei cieli. Perché alla fine non saranno il potere, la violenza o l’egoismo ad avere l’ultima parola, ma l’amore di Dio manifestato in Cristo Gesù, Signore della storia e della nostra vita.

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.