La paura nella Bibbia – il termine a volte nella Bibbia è tradotto anche con “timore”, dipende dal contesto – è uno dei grandi temi che attraversa tutta la Parola di Dio. Non a caso è al centro del primo dialogo tra Adamo e Dio nel momento in cui, dopo il peccato originale, il Creatore chiede alla creatura: «dove sei?».
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Non è solo un’informazione spaziale. Dio chiede sempre ad ogni uomo e donna di fare il punto dove e come si collochi ora la sua esistenza, anche nei Suoi confronti. La risposta la conosciamo tutti: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto»(Gen 3,9-10).
La paura che incontriamo ripetutamente in questo Vangelo ha come riferimento “gli uomini” ma comporta lo stesso rischio: scappare e nascondersi. Poco prima hai messo in guardia i Tuoi nei riguardi di coloro che si comporteranno con loro come lupi verso le pecore. Profetizzi che verranno consegnati a tribunali, governatori e re, anche dai propri fratelli, padri e figli. Sarà inevitabile perché questo è ciò che è stato fatto a Te e noi non siamo da più. Ora ci dici di non avere paura.
Il primo motivo per cui non dobbiamo temere è sorprendente: non abbiamo segreti da conservare. Sullo sfondo di questa indicazione sta una delle tentazioni più infide che ancora al presente ritorna nel pensiero religioso non solo cristiano ma in quello di tutti. Secondo alcuni la fede è soprattutto un fatto di conoscenza. Se sai quello che ad altri non è stato rivelato accedi ad un potere – che può essere anche solo un livello maggiore di comunione con Dio – che altrimenti ti è precluso.
Tanti anni fa durante un incontro di preghiera una religiosa famosa per essere molto “spirituale” durante una meditazione ci parlò di alcune preghiere “molto potenti” insegnatele da un anziano santo monaco. Tutto questo non fa parte di ciò che Tu ci hai insegnato – non stiamo parlando qui delle devozioni personali molto care a tanti di noi, mi raccomando -. Noi non abbiamo segreti da conservare, non dobbiamo temere di rivelare qualcosa che non sia da condividere con tutti.
Poi in questo brano riprendi quanto detto in precedenza nei riguardi di chi fa violenza fisica o psicologica. Non dobbiamo avere paura di chi opera un male che non ha il potere di distruggerci, perché siamo molto di più. Potremmo obiettare che è una cosa facile da dire ma non altrettanto da fare, se non fosse per i martiri che nella storia sono tantissimi.
A questo punto troviamo un’aggiunta sorprendente: ci dici che dovremmo avere invece paura di chi ha il potere di uccidere “anima e corpo”. Senza entrare nella discussione circa i due termini usati – che riflettono l’interezza della persona secondo il pensiero comune dell’epoca, di matrice greca – rimane la domanda: “chi” ha il potere di distruggere tutto di noi? Possiamo ipotizzare tre risposte.
La prima è: “Dio” ma se ne siete veramente convinti ci dispiace per voi perché, anche se forse è concettualmente esatto, pensare al nostro Dio che ci avvisa che può distruggerci va contro ogni cosa che Tu ci hai detto. Noi conosciamo il “timor di Dio” che si differenzia da ciò di cui stiamo parlando per due motivi: nasce dall’amore e per questo, mentre la paura paralizza, stimola a comportarsi in modo giusto.
La seconda possibile risposta alla domanda su chi possa distruggerci è: “il demonio”. Ma anche qui nel Vangelo c’è scritto con chiarezza che Tu lo hai sconfitto. Annegare in questa paura equivale a non credere in Te.
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L’ultima possibile risposta allora è: “nessuno”. Tu che sei presente anche quando un passero cade a terra vuoi che non abbiamo paura, in particolare di non valere abbastanza. Tu ci ami e ci conosci al punto di sapere il numero dei capelli che abbiamo – i calvi si astengano da battute -.
Il nostro comportamento di fronte alle paure è la dimostrazione pratica e concreta della nostra fede. Del fatto che crediamo in Te e Tu sia presente in noi. Possiamo invece scegliere – in tante micro scelte quotidiane – di dipendere da cose e da persone. Fatto salvo che questo a volte non dipende da noi ma nasce da nostre fragilità psicologiche insuperabili – e in questo caso non c’è responsabilità morale – scegliere di dare ad altro maggiore valore che a Te e quindi temere eventi e persone equivale a ciò che qualcuno chiama, magari immaginando altro, “inferno”.
don Claudio Bolognesi
