Gesù parla dei tesori. Il denaro, i beni materiali non sono male in sé, ma il modo in cui li pensiamo è cruciale. La tignola consuma i vestiti, la ruggine corrode il metallo, i ladri rubano—tutto ciò che è terreno è fragile, effimero, soggetto al deterioramento.
Nella nostra epoca, aggiungeremmo: l’inflazione erode il valore del denaro, le crisi economiche rovinano le fortezze finanziarie, la morte ci priva di tutto. Gesù invita a una prospettiva radicalmente diversa: accumula tesori nel cielo. Non significa essere disincarnato, ma avere una scala di valori diversa.
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È un insegnamento sulla libertà: quando il nostro tesoro è nel cielo, il nostro cuore segue, non è più schiavo della ricerca di sicurezza materiale. Poi parla dell’occhio come lampada del corpo. Se l’occhio è “semplice”—puro, non offuscato dall’avidità—tutto il corpo è luminoso.
Se cattivo—intorpidito dal male, dalla cupidigia—la tenebra è profonda. C’è un’allusione al fatto che la nostra visione del mondo determina la qualità della nostra vita. Se guardiamo la realtà con occhi affamati di possesso, la nostra vita è tenebra. Se guardiamo con purezza di intenzione, con uno sguardo libero, la vita diventa luminosa.
Per Riflettere
Dove ripongo il mio vero tesoro? La mia visione del mondo è offuscata dall’avidità? Come posso purificare lo sguardo per vedere con gli occhi della fede?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
