Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 5 giugno 2026

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Gesù propone una domanda che rivela il mistero della sua identità in modo sottile e profondo. Come può il Cristo essere figlio di Davide se lo stesso Davide, nel Salmo 110, lo chiama “Signore”?

Qui Gesù non nega che sia della stirpe di Davide, ma afferma che c’è qualcosa di più grande, di più profondo nella sua natura. Non è una semplice genealogia umana a determinare chi egli è. È figlio di Davide secondo la carne, ma Signore secondo lo spirito. In questo modo Gesù introduce il concetto che la sua identità trascende le categorie umane, che egli è insieme Messia atteso e Figlio di Dio nel senso più radicale.

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La folla lo ascolta volentieri—non perché capisce pienamente, ma perché sente che le sue parole toccano una verità più profonda. Questa è la natura del Vangelo: non è una lezione di logica, ma un invito a salire più in alto, a guardare oltre ciò che è visibile e mondano verso ciò che è divino e eterno. La vera conoscenza di Cristo non è un accumulo di dottrine, ma un incontro trasformante con il Signore vivente.

Per Riflettere

Chi è veramente Gesù per me? È sufficiente conoscere i fatti storici della sua vita, o devo incontrarlo come Signore vivente nella mia fede quotidiana?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi