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don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 26 luglio 2026

Cercatori del tesoro. 

Tutti siamo alla ricerca della perla preziosa, più o meno, chi trova il tesoro diviene cantore della fede. Il Regno di Dio, assomiglia ad un tesoro, alla perla preziosa. Dio è il tesoro da cercare con tutte le forze e Gesù è l’unica strada per incontrare Dio.

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Il tesoro non è un oggetto smarrito, una banalità, ma una scoperta, si cerca con ardore, con fatica, nel cuore della notte, in attesa, ma è necessario prima avvertire la povertà, la fragilità, il vuoto, anche perdendo, persuasi che “Dio non può fare a meno di avere fede in noi, e questa fiducia ti permette di poter ricominciare sempre” (GB). Chi trova il tesoro, ha un fremito di gioia. “Dio è il tesoro da cercare per sanare l’inquietudine che ci rende infelici” (AC). Fatica, illusioni, delusioni, e poi il tesoro, la perla, sono lì, arrivano in maniera inaspettata. Sapete quando avviene? Quando crolla il muro dell’orgoglio. 

Le tre parabole. 

Tre parabole ci regala Matteo: la perla, il tesoro e la rete gettata in mare, sono le ultime del c. 13 come annuncio del Regno di Dio. “Come accanto al grano cresce la zizzania (cf. Mt 13,24-30), così vengono pescati pesci buoni e pesci cattivi: quando poi la rete è tirata a riva, i primi sono raccolti nei canestri, gli altri sono gettati via. Ma è fondamentale accogliere l’interpretazione fornita da Gesù: «Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni». Ancora una volta egli ci ammonisce sul fatto che questa separazione avverrà solo nel giorno del giudizio, e spetterà a Dio e a nessun altro: se al presente «il Padre fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5,45), poiché è paziente e misericordioso e non vuole che alcuno perisca ma piuttosto si converta (cf. 2Pt 3,9), chi siamo noi per ergerci a giudici degli altri?” (EB).

Il Regno di Dio. 

Il regno dei cieli .. “come una perla preziosa”, l’unica, il tesoro, la rete gettata che raccoglie ogni genere di pesci, diverse e alcuni elementi in comune. Il vangelo è il tesoro che scopriamo nel campo del mondo, nella vita, nell’umanità. La relazione con Gesù è un tesoro: “chi trova un amico trova un tesoro”  (cf. Sir 6,14) e può lasciare il resto. Nelle prime due parabole c’è un distacco per conquistare il tesoro e la perla preziosa. “Davvero la misura dell’essere discepolo di Gesù non è il distacco dalle cose, bensì l’appartenenza a lui che è il tesoro vero, la perla preziosa: come dice Paolo, «a causa sua ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8)” (EB). 

La separazione e il giudizio. 

La rete gettata in mare che raccoglie ogni genere di pesci e poi avviene la separazione, si avvicina a quella della zizzania. C’è una situazione di mescolanza che chiede un intervento escatologico di separazione. Pensate alla rete informatica, c’è di tutto, ci sono tante cose buone ma anche pessime. L’intelligenza sa distinguere una cosa dall’altra senza pretendere di dominare tutto, solo alla fine quando la rete sarà tirata a riva ci sarà una separazione. La pericope conclude con l’autoritratto di Matteo, “lo scriba che estrae   ..  trarre gli insegnamenti antichi per tendere all’essenziale come uomini saggi che amano la Parola di Dio più dell’oro e dell’argento, si rifà alla prima lettura che collega Salomone, immagine dell’uomo saggio che come “tesoro” ha accolto la parola di Dio. Salomone chiede un “cuore ascoltante”, docile, è atteggiamento della persona disposta ad imparare, di chi accoglie la rivelazione di Dio, il docile accetta il docente, che il Signore insegni.

Lo scriba siamo noi. 

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“A conclusione del suo lungo discorso Gesù afferma, rivolto ai suoi discepoli: «ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Con queste parole ci affida la grande responsabilità di interpretare il tesoro delle Sante Scritture alla luce del Regno vissuto e annunciato da lui: «in Cristo», infatti, «sono nascosti tutti i tesori della sapienza di Dio» (Col 2,3)” (EB). Stiamo imparando a diventare figli? per questo siamo discepoli, ci insegna il maestro. Sul tema della Parola prosegue il Salmo 118, lungo poema che loda la Parola di Dio, “quanto amo la tua legge Signore ..”, la possibilità di capire bene le cose ..” di imparare a distinguere ciò che vale, “la sua parola vale di più dell’oro e dell’argento”, è il tesoro che abbiamo trovato.

Il tesoro, lo trova chi apre gli occhi, così sosteneva il filosofo Ortega y Gasset: “Stupirsi, meravigliarsi, è cominciare a capire. Tutto nel mondo è strano e meraviglioso per delle pupille ben aperte. Per questo gli antichi diedero a Minerva il gufo, l’uccello dagli occhi sempre abbagliati”.

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []