I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani non cercano davvero la verità: cercano un appiglio per incastrare Gesù.
La loro domanda non nasce dal desiderio di capire, ma dal bisogno di mantenere il controllo.
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1. A volte anche noi siamo come loro
Non chiediamo “per capire”, ma per difendere le nostre sicurezze.
Quando il Vangelo ci disturba, quando lo Spirito ci provoca, quando qualcuno ci mette davanti a un cambiamento necessario…
ci viene spontaneo domandare:
“Chi ti ha dato il diritto di dirmi questo?”
“Chi sei tu per correggermi?”
“Perché dovrei cambiare, se ho sempre fatto così?”
In realtà, non stiamo cercando la verità.
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Stiamo solo proteggendo le nostre “piccole autorità interiori”.
2. Gesù non gioca al loro gioco
Alla loro domanda, Gesù non risponde.
Non perché non abbia l’autorità, ma perché non accetta di farsi rinchiudere nei loro schemi.
Gesù svela la loro ipocrisia non accusandoli, ma semplicemente costringendoli a mettere a nudo la propria incoerenza:
“Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?”
Loro lo sanno… ma non vogliono dirlo.
Temono la folla, temono il giudizio, temono di perdere potere.
E allora rispondono: “Non lo sappiamo”.
Questa è la tragedia spirituale più grande:
la paura che zittisce la verità.
3. Il vero dramma non è non sapere: è non voler sapere quando l’autorità di Cristo ci mette in crisi, possiamo reagire in due modi:
aprirci alla luce, anche se fa male;
chiuderci nella nebbia di un “non lo so” che non vuole sapere.
Gesù non può rivelare la sua autorità a chi non accetta di essere provocato.
La sua parola rimane silenziosa davanti ai cuori chiusi.
4. Una domanda per noi oggi.
C’è qualche aspetto del Vangelo che oggi mi mette a disagio?
Perdono che non voglio donare,scelte che rimando,conversioni che evito,verità che conosco ma faccio finta di non sapere.
Di fronte a Gesù, sto rispondendo “non lo so”… o non voglio sapere?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
