Dio è uscito allo scoperto in Gesù
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
In questa riflessione, il Cardinale Angelo Comastri illustra il significato profondo della Santissima Trinità, definendola come la massima espressione dell’amore divino che si fa comunità. Osserva con preoccupazione come la società moderna abbia smarrito il contatto con il Creatore, esortando i fedeli a riscoprire la fede attraverso l’esercizio della propria libertà interiore.
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Il fulcro del messaggio risiede nell’evento straordinario dell’Incarnazione, dove Dio è “uscito allo scoperto” in Gesù per rivelare il suo volto all’umanità. Attraverso citazioni di illustri pensatori, viene ribadito che una cultura autentica e un cuore aperto portano inevitabilmente a riconoscere la solidità della religione cristiana. Infine, l’opera suggerisce che il mistero trinitario non vada solo studiato, ma amato, poiché solo l’amore permette di comprendere la natura di un Dio che è accoglienza e abbraccio infinito.
Trascrizione del video
«Sia lodato Gesù Cristo! È la festa della Santissima Trinità, cioè è la festa di Dio. Non dimentichiamo, però, che tutti i giorni sono doni di Dio e quindi li possiamo vivere tutti come festa di Dio, come un “grazie” a Chi ci dà la vita e ci dà la speranza insieme alla vita. Ma noi abbiamo poca memoria, soprattutto nei riguardi di Dio; allora questo giorno serve a ricordarci il dovere di amare Dio tutti i giorni.
Chiediamoci subito: ma come si festeggia Dio? Certamente Dio non ha bisogno di nulla; Dio è felice e non possiamo dargli niente che non sia già Suo. Però c’è qualcosa, c’è uno spazio di cui Dio si è quasi privato per riaverlo da noi: è lo spazio della nostra libertà. La libertà di amare o di odiare, la libertà di credere o di ribellarci. La festa di Dio, allora, è la nostra fede e il nostro amore; la festa di Dio è la nostra libertà che diventa fede e amore. Il Vangelo, a questo proposito, dice: “Si fa festa in cielo per un solo peccatore che si converte”. Dio aspetta la nostra conversione; la nostra conversione è la sua gioia, è la sua festa.,
La prima lettura di questa domenica è presa dall’Esodo; appartiene a un contesto nel quale si sottolinea il grande desiderio che aveva Mosè di incontrare Dio, di vedere Dio. Nell’anima di Mosè bruciava un desiderio ardente come il roveto: il disegno di giungere all’incontro con Dio.
Oggi, alla televisione americana, anni fa venne fatto un esperimento: un annunciatore, davanti a un pubblico scelto, diceva una parola e le persone dovevano immediatamente dire tutto ciò che la parola evocava per loro. A un certo punto l’annunciatore pronuncia la parola “Dio”. Il pubblico cadde in un totale silenzio: la parola Dio non evocava nulla nella loro coscienza. È un fatto terribile. Il progresso ha esaltato l’essere umano e l’ha staccato dal Creatore, rinchiudendolo nella tecnica, nel chiasso, nello stordimento; e l’immoralità ha appesantito l’uomo, l’orgoglio l’ha accecato. Dio è diventato lontano, estraneo, quasi irraggiungibile.
Noi siamo chiamati a vivere la fede in questo mondo, in questa situazione: prendiamone coscienza per saperci difendere e anche per capire la gente di oggi. Ma quale nozione di Dio vogliamo portare al mondo? Quale notizia di Dio? Talvolta si sente dire: “Dio è uno solo; o lo chiami Allah, o lo chiami Geova, o lo chiami in altra maniera, è la stessa cosa”. Non è vero: questo è un ragionamento paurosamente superficiale. È come dire: “Il cielo è uno solo; o lo guardi a occhi chiusi, o a occhio nudo, o con il cannocchiale, o col telescopio, è la stessa cosa”. No! Lo capiamo tutti che non è così. Infatti ci sono varie intensità nell’avvicinarsi alle cose, alle persone e anche a Dio.
A questo punto è da chiedersi: che cosa dice di speciale il cristianesimo riguardo a Dio? Questo: noi crediamo che Dio è uscito allo scoperto, è venuto incontro all’uomo. È accaduto il miracolo, un miracolo umanamente impensabile: Dio ha preso un corpo umano, è entrato nella nostra storia, ha acceso una luce per diradare il nostro buio. In Cristo, Dio ha fatto conoscere il suo volto, la sua intimità, il suo cuore, il suo mistero.,
Questa è una notizia certamente straordinaria. È giusto che sia vagliata, è giusto che sia studiata, verificata, però con il cuore libero e aperto alla verità. Vittorio Messori, un giornalista arrivato alla fede dopo un lungo cammino, ha scritto: “Studiate, scavate attorno alle fondamenta della religione cristiana e le troverete ben solide”. Prima di lui, Alessandro Volta, grande studioso dei fenomeni elettrici, aveva detto: “Più studio e più mi accorgo che la religione cristiana è credibilissima”. E Gianvittorio, ripetendo le parole di Henri Newman, non si stancava di ricordare: “Poca cultura allontana da Dio, molta cultura riavvicina a Dio”.
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Quale Dio allora abbiamo conosciuto in Cristo? Ecco la notizia che è un boato: Dio è amore. È la notizia del Vangelo di oggi, che riporta le parole rivolte da Gesù a Nicodemo in un celebre dialogo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.,
Dio è amore, Dio è carità, Dio è bontà infinita. Tutta la storia del mondo va vista in questa luce; tutta la vita di ciascuno di noi va letta in questa prospettiva. E la Trinità che c’entra? La Trinità è una conseguenza del mistero dell’amore infinito di Dio. Dio è Trinità perché Dio è amore, e l’amore diventa comunità di Padre, Figlio e Spirito Santo. Dire che “Dio è amore” o che “Dio è Trinità” è la stessa cosa. È stato Gesù a rivelarci questo, dicendo che il Padre e Lui sono una cosa sola; è stato Lui a dire che lo Spirito Santo è una cosa sola con il Padre e con il Figlio.
Certamente si tratta di un mistero, ma Dio non può non essere un mistero; tuttavia, è un mistero che si illumina partendo dalla grande notizia dell’amore infinito. Se Dio è amore, non è possibile che Egli sia amore nella solitudine. Nello stesso tempo, guardando l’uomo “immagine di Dio”, noi scopriamo un vestigio trinitario: attenti, la famiglia, con il triplice ruolo paterno, materno e filiale, porta il segno di Dio, il segno della Trinità.,
Fermiamoci davanti a questo mistero e ricordiamo un avvertimento di Biagio Pascal: “Le cose umane si capiscono studiando; le cose di Dio si capiscono amando”. Che Dio ci conceda uno sguardo di amore per cogliere il suo mistero e ci sentiremo inondati dalla presenza di Dio; anzi, ci sentiremo abbracciati da Dio, perché Dio è un abbraccio di divinità. Sia lodato Gesù Cristo».
