Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 27 maggio 2026

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Mentre tutti sono intimoriti dalle parole e dall’atteggiamento deciso di Gesù che punta verso Gerusalemme, i due “figli del tuono” (cfr. Mc 3, 17) si dimostrano coraggiosi e degni del nome che Gesù aveva dato loro: irrompono come un temporale e scuotono tutti con la loro domanda.

Gesù sembra dapprima non prenderli sul serio e ironizza, domandando loro se davvero potessero sopportare tutto quello a cui lui sta andando incontro. Ma quando capisce che sono seri, nella loro più totale incomprensione, allora prova una profonda compassione e cerca di spiegare con dolcezza che ciascuno è chiamato a donare la propria vita agli altri, ma che loro non sono chiamati a farlo adesso insieme a Lui.

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Al contrario di Gesù che prova compassione, gli altri dieci si risentono della richiesta di Giacomo e Giovanni, perché è evidente che i due non hanno compreso che la gloria di cui parla Gesù non è quella terrena. Non solo, ma cercano anche di trarre un vantaggio personale da ciò che non possono evitare.

Così Gesù anticipa quello che dirà nel discorso pasquale del Giovedì Santo: chi vuole essere il primo tra loro, si dovrà fare servo di tutti.

Per Riflettere

Quale atteggiamento è prevalente nella nostra vita: cerchiamo di essere i “primi della classe”, come fecero Giacomo e Giovanni, per trarne un vantaggio personale, oppure siamo invidiosi di chi ha “posti d’onore”, come gli altri dieci apostoli? Ricordiamoci che primo è chi serve gli altri, perché si sente amato da Gesù e vuole ricambiare questo amore.

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi