Gesù oggi non fa un discorso “religioso”. Fa un’affermazione scandalosa: Dio non ha mandato una dottrina… ha mandato sé stesso nel Figlio come pane per la fame più profonda dell’uomo.
E qui nasce lo scandalo:
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non dice “si salverà chi se lo merita”, ma “chi crede”.
Non dice “chi è perfetto”, ma “chi si affida”.
Noi invece continuiamo a ragionare da contabili della grazia.
Facciamo graduatorie: degni e indegni, dentro e fuori, puri e impuri.
Ma Gesù rompe questo schema:
la salvezza non è un premio morale, è un dono esistenziale.
Il vero problema è non credere che Dio ci ama fino a questo punto.
Per questo dice: “Nessuno andrà perduto”.
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Non è una frase poetica. È una dichiarazione di volontà di Dio.
Siamo noi, semmai, a perderci… quando rifiutiamo di fidarci.
E qui l’affondo più forte: anche l’Eucaristia.
Noi l’abbiamo trasformata spesso nel sacramento dei “giusti”,
quasi fosse un premio per chi è a posto.
Ma l’Eucaristia è pane per affamati, non medaglia per meritevoli.
Se fosse per i perfetti, le chiese sarebbero vuote.
Allora la domanda vera è:
“Chi riconosce di avere fame?”
Perché solo chi ha fame si avvicina davvero.
E solo chi si lascia nutrire smette di giudicare gli altri affamati.
Forse il problema della Chiesa oggi non è che la gente non crede.
È che spesso noi credenti abbiamo ristretto Dio
rendendolo più piccolo del suo stesso amore.
E invece il Vangelo di oggi ci obbliga a una conversione radicale:
passare da una fede meritata…
a una fede ricevuta.
E tu, oggi, davanti a questo Pane: ti senti degno…o ti senti affamato?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
