Nicodemo è un uomo in ricerca. Non è un nemico di Gesù, è uno che vuole capire, ma ha paura della luce piena, per questo va di notte. Eppure proprio nella notte avviene uno degli incontri più sconvolgenti del Vangelo.
Gesù non gli fa sconti. Non gli dà una spiegazione teorica, ma gli rivela la sua identità:è il Figlio mandato dal Padre, non per condannare, ma per salvare.
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E qui sta la provocazione: la salvezza non è automatica. Passa dalla fede.
“Chi crede in Lui non è condannato… ma chi non crede è già condannato”.
Parole dure. Parole che ci disturbano.
Perché noi vorremmo un Dio che salva tutti… senza chiederci nulla.
Gesù invece dice: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre.
E allora la domanda non è: Dio salva? Ma: io voglio uscire dalle mie tenebre?
Nicodemo ascolta. Non replica più.
Rimane in silenzio davanti a una verità troppo grande: la luce non si studia… si accoglie.
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E qui arriva la domanda che ci smaschera:
quante volte anche noi cerchiamo Gesù… ma senza voler cambiare davvero vita?
Lo vogliamo conoscere, sì… ma senza lasciare le nostre ombre.
Nicodemo se ne va nella notte.
Il Vangelo non dice cosa accade subito nel suo cuore.
Ma ci lascia un segno: lo ritroveremo più avanti, quando difenderà Gesù e quando porterà profumi per la sua sepoltura.
Segno che quella notte non è rimasta notte per sempre.
Allora la vera domanda non è su Nicodemo.
È su di noi: io, dopo aver incontrato Cristo, torno nelle mie tenebre… o lascio che la sua luce mi cambi davvero?
Perché la luce è scomoda.
Svela. Brucia. Converte.
Ma solo chi ha il coraggio di restare nella luce…
diventa luce.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
