Dopo la risurrezione di Lazzaro i capi dei Giudei sono decisi a mettere a morte Gesù come uomo pericoloso. Se egli continuerà a operare i miracoli, le folle che lo hanno già esaltato lo dichiareranno liberatore della nazione, suscitando l’ira dei romani.
Il tempio dunque potrebbe venir distrutto. Occorre assolutamente evitare tale pericolo. La decisione mostra tutta l’ottusità dei capi. Gesù fin dalla prima Pasqua aveva proclamato di essere il nuovo tempio, il punto di unione tra la storia di Israele e la nuova umanità, ma la parola non era stata compresa.
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Anzi era stata accusato di bestemmia, soprattutto per l’illegalità dei suoi atti nei confronti della tradizione giudaica. Si tratta ancora una volta della ragion di Stato che viene scambiata per il bene comune. E in questo Gesù è anche profeta.
Per Riflettere
Durante questo tempo di passione abbiamo riflettuto sulla realtà della croce. Ma Cristo è venuto a renderci partecipi della promessa che Dio è per tutti. Per realizzare questo non siamo esclusi dai conflitti, né la pace è spontanea. Così Lui stesso è entrato nel cuore delle lacerazioni umane e ha portato la vittoria dell’amore. Attraverso questa via anche noi possiamo già entrare, sulla terra, nella Gloria. Questo è il compito della vita intera e di ogni giornata. Non possiamo rifiutare il combattimento contro i desideri cattivi, cioè permettere alle divisioni di radicarsi noi e nel mondo. Occorre così accettare la lotta generosamente contando sulla grazia di Dio, consapevoli che ciò alla fine produce serenità e salvezza.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
