POSSIAMO COLTIVARE UN’AIUOLA DI SPERANZE
Gv 8, 51-59
“Abramo esultò
nella speranza
di vedere il mio giorno.
Lo vide
e fu pieno di gioia”.
Abramo,
pronto all’impossibile,
a camminare
per tutta la vita
dietro alla promessa
di figli come stelle,
più della sabbia del mare.
Vecchio d’anni ma
non vecchio di cuore.
Si fida di Dio.
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Ciò che Dio promette
è perfino illogico,
ma Dio è affidabile.
E quando gli chiede
di legare il piccolo Isacco
e alzare il coltello,
è tutto incredibile,
in quel momento Dio
nega le promesse di Dio,
Dio nega Dio,
c’è da impazzire:
ma Dio è affidabile.
E troverà il modo:
un angelo
che ferma il coltello.
Nella vita di ciascuno
Dio è affidabile. Risponde
non alle nostre richieste,
ma alle sue promesse:
sarò con voi,
tutti i giorni,
con una vita eterna,
di una qualità indistruttibile.
Quando Abramo muore
della terra
di latte e miele
ha acquistato
solo una grotta,
grande appena
quanto basta
per due tombe;
dei figli come stelle,
ne ha uno solo,
che ha rischiato di uccidere.
Quasi niente,
eppure conserva
la speranza.
Che è come
una corda di gioia tesa
verso il futuro,
un ponte tibetano
sopra l’abisso.
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Abramo esultò
nella speranza:
guarda il piccolo seme
presente
e vede la spiga futura.
Nel suo Isacco imperfetto,
vede Gesù,
il figlio perfetto.
Ed esulta.
Possiamo anche noi, oggi, coltivare
una aiuola di speranze,
che danno gioia
(ricordate
il piccolo principe:
se tu arriverai alle 5
io alle 4 comincerò già
ad essere felice).
Abbracci
che sono mancati,
pace per me e per i miei,
e che non si lasci indietro nessuno.
Non è:
io speriamo
che me la cavo.
La speranza è ciò
che sogno per me
e per il mondo,
a cui mi protendo,
come a un gancio
in mezzo al cielo,
alto e affidabile.
Ci sono tre sorelle,
fede speranza e carità.
La speranza è
la virtù bambina,
cammina in mezzo
alle due sorelle
più grandi che
la tengono per mano.
Diresti che
sono loro a tirarla,
invece no,
è la bambina
che tira fede e carità,
è la speranza
che trascina avanti
la vita.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
