Nel Vangelo di oggi i farisei si aggrappano con forza ad Abramo. È il loro vanto, la loro identità, la loro sicurezza: “Abramo è nostro padre”. Eppure non riconoscono Gesù, Colui che Abramo ha atteso, desiderato e intravisto da lontano. Restano fermi alla tradizione, ma non riconoscono il compimento di quella tradizione.
È qui la provocazione per noi.
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Quante volte, anche oggi, ci rifugiamo in ciò che conosciamo, in ciò che “si è sempre fatto”, e non lasciamo che Dio ci sorprenda?
Quante volte usiamo la tradizione come scudo per non accogliere la novità dello Spirito, che continua a soffiare dove vuole?
I farisei conoscevano le Scritture ma non conoscevano Dio.
Conoscevano Abramo ma non riconobbero il Figlio nel quale Abramo ha posto la sua speranza.
Anche noi possiamo conoscere la religione senza conoscere il Signore.
Gesù, con una parola che sconvolge i farisei, dice: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”.
È come se dicesse: “Io non sono contro la vostra tradizione, io sono la sua fonte”.
La novità di Dio non contraddice la storia della salvezza: la porta a compimento.
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Eppure, per accoglierla, dobbiamo avere un cuore libero, non prigioniero delle abitudini, delle paure, delle strutture che difendiamo più di quanto custodiamo la fede.
Allora oggi la domanda è:
Nel mio cuore c’è più nostalgia del passato o attesa del Signore?
Uso la tradizione per rimanere fermo… o come trampolino per entrare nel nuovo che Dio prepara?
Il Signore passa. Sempre.
E quando passa, chiede occhi aperti e un cuore docile, perché la vera fedeltà non è restare immobili, ma camminare con Lui.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
