DIO COME STUPORE E MERAVIGLIA
Gv 5,17-30
Il Padre ama il Figlio
e gli manifesta
tutto quello che fa,
e farà opere
ancora più grandi
perché voi
ne siate meravigliati
(v.20).
- Pubblicità -
Perché ne siate meravigliati.
Gesù si presenta
come una intenzione
di meraviglia.
Sente che uno
dei suoi obiettivi
è la meraviglia,
che è eccedenza,
il balzo della mente,
un trasalimento del cuore,
estasi,
fuori dall’ordinario.
Il Padre farà opere
ancora più grandi
con l’obiettivo
di raggiungere il cuore.
Il termine Meraviglia,
ricorre 16 volte
nei vangeli;
il sinonimo stupore
e l’aggettivo stupito
ben 26 volte
(8 stupore,
16 stupiti/stupefatti).
Come un marchio
di riconoscimento.
Della prima dei discepoli,
santa Maria,
per tre volte è detto
che rimase stupita,
che si meravigliava,
lei è nella fede
maestra di stupore.
Con la meraviglia,
l’intelligenza diventa
contemplazione.
Le grandi cose di Dio
non sono miracoli,
prodigi, o effetti speciali,
le opere del Padre
sono gioia, libertà,
pienezza;
più vita, più amore
e più bellezza:
abbraccio al figlio
che torna,
gli operai dell’ultima ora
pagati per primi,
l’incantamento di Pietro
sul Tabor:
che bello qui, Signore…
non andiamo più via!
- Pubblicità -
lo sbalordimento
di Zaccheo per l’amicizia
immeritata di Gesù,
Dio che lava i piedi….
Così Giobbe che termina
le sue domande a Dio,
la sua contesa
con l’Altissimo,
con lo stupore
della bocca aperta
davanti al mistero,
bello da togliere il fiato:
ecco io mi porto
una mano alla bocca
e taccio…
Il nostro non è il Dio
del potere che vuole
sottomettere o imporsi,
ma convincere e sedurre,
come fa chi ama.
La fede è la libera risposta
al corteggiamento
di Dio.
La fede non è un dono,
come si usa dire,
a uno è dato a uno no,
la fede è la mia libera
risposta all’invito
che giunge a tutti
dalla bellezza di Dio.
Conversione vera è
passare dal Dio
come dovere,
a Dio come stupore
e meraviglia;
da un cristianesimo
di semplice conforto
a un cristianesimo
di innamoramento,
all’incantamento per
il volto d’amore di Dio,
che neanche il suo corpo
ha tenuto per sé,
neanche il suo sangue
ha tenuto per sè.
Perché la vita vera
non si misura
da quanto fiato respiri,
ma da quei momenti
che ti tolgono il fiato.
E penso che se
nella mia fede non c’è
uno stupore, un qualcosa
che mi seduce,
forse vuol dire che
non ho ancora conosciuto una fede che
deve scendere
dalla testa al cuore.
Napoleone Bonaparte:
“io non nutro
alcun interesse
per l’Incarnazione,
ma vi esorto vescovi,
preti e funzionari
a insegnare Dio
Signore e sovrano…,
al quale si deve
obbedienza sotto pena
di inferno eterno”.
Invece il massimo
interesse del cristiano
va proprio all’Incarnazione,
Dio in un pugno
di carne palpitante,
l’infinito nella vita, l’umanità, la bellezza,
la vicinanza di Dio
Gesù,
prima caratteristica:
non lasciava indifferente nessuno per la sua
prorompente umanità.
Per la parola
che toccava
e il gesto che guariva.
Cercavano in lui
rema kai dynamis,
parola e potenza,
parola potente.
Suscitava stupore,
parla con autorità e non
come gli altri rabbini.
Dice quello che pensa
e fa quello che dice.
Coerente.
Messaggio e messaggero coincidono.
Conversione vera è
passare dal dio napoleonico,
al Padre di Gesù;
dal Dio come dovere,
a Dio come stupore.
Il reggitore del mondo
lo puoi anche ubbidire,
ma non potrai amarlo.
Non amiamo
chi si impone
o vorrebbe farlo
nelle nostre vite…
che è il luogo
della meraviglia e
non della sottomissione
o imposizione.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
