Nel Vangelo di oggi Gesù non si limita a parlare di Dio: lo chiama Padre. E non come un titolo generico, ma come una relazione viva, intima, inseparabile.
E qui nasce la provocazione.
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Gesù dice chiaramente: “Io sono stato mandato dal Padre… e faccio tutto con il Padre”.
Non agisce da solo, non cerca consenso, non improvvisa. Vive in unione costante.
E noi?
Quante cose facciamo “per Dio”… ma senza Dio.
Quante decisioni prendiamo da soli, salvo poi chiedere a Dio di benedirle dopo.
Quante parole diciamo su Dio, senza mai fermarci ad ascoltarlo davvero.
Il problema dei Giudei non era l’ignoranza… ma la presunzione di conoscere Dio senza riconoscerlo davanti ai loro occhi.
Credevano di avere il Padre, ma rifiutavano il Figlio.
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E Gesù è netto: se non riconosci il Figlio, non conosci il Padre.
È una parola che scuote anche noi, credenti praticanti, impegnati, “dentro le cose di Dio”.
Possiamo stare nelle opere di Dio… e non avere una relazione con Lui.
Possiamo parlare di Dio… e non vivere con Lui.
Possiamo fare tanto… ma non fare nulla insieme a Lui.
Gesù oggi ci sposta:
non basta fare il bene, bisogna farlo in comunione.
Non basta credere in Dio, bisogna vivere da figli.
E allora la domanda diventa scomoda, ma vera:
Io vivo da inviato… o da autonomo?
Le mie scelte nascono dal Padre… o dal mio bisogno di controllo?
Perché la differenza è tutta qui:
chi vive con il Padre porta vita, anche nel silenzio.
Chi vive senza, anche facendo tanto… alla fine si svuota.
Oggi Gesù non chiede di fare di più.
Chiede di rimanere di più con il Padre.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
