“Vuoi guarire?”
Sembra una domanda assurda. Davanti a un uomo paralizzato da anni, chi direbbe mai di no?
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Eppure Gesù non spreca parole. Non è retorica. È una provocazione.
Perché non tutti vogliono davvero guarire.
Il paralitico della piscina di Betesda non risponde “sì”.
Racconta la sua storia, le sue scuse, le sue impossibilità:
“Non ho nessuno… gli altri arrivano prima di me…”
È il linguaggio di chi si è abituato alla propria ferita.
Di chi ha fatto della propria sofferenza una casa.
Di chi, senza accorgersene, si è sistemato nel vittimismo.
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E Gesù rompe questo schema.
Non si ferma a compatire. Non entra nel gioco delle giustificazioni.
Va al cuore: vuoi guarire davvero?
Perché guarire significa cambiare.
Significa alzarsi, lasciare quella posizione comoda, anche se dolorosa.
Significa smettere di dare la colpa agli altri, alla vita, al passato.
A volte è più facile restare paralizzati…
perché così non rischiamo, non scegliamo, non falliamo.
Ma Gesù oggi non accarezza la nostra immobilità.
La scuote.
“Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina.”
È una parola che responsabilizza.
È una parola che restituisce dignità.
È una parola che dice: la tua vita può cambiare, ma devi volerlo.
Allora la domanda arriva anche a noi, senza sconti:
Vuoi guarire davvero… o vuoi restare come sei?
Perché la grazia passa,
ma solo chi è disposto ad alzarsi…
inizia a vivere davvero.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
