Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Gv 4,43-54

Va’, tuo figlio vive.
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

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Parola del Signore.

Siamo abituati, leggendo i Vangeli, a notare una feroce ostilità nei confronti di Gesù, dopo un primo momento di accoglienza.

Così i farisei, gli erodiani, gli scribi, i sadducei… tutti trovano inopportuna la predicazione di questo falegname fattosi profeta.

Ma anche a casa sua cresce il malcontento: i suoi scendono a Cafarnao per portarlo via, vergognandosi di lui, che i farisei giunti da Gerusalemme hanno giudicato indemoniato, l’ostilità alla sinagoga di Nazareth…, insomma un continuo confronto, una reiterata contrapposizione, un astio crescente.

Oggi, invece, finalmente, Giovanni segnala un piccolo raggio di luce in mezzo a tante nuvole: alcuni abitanti di Nazareth si sono recati a Gerusalemme per la festa e lì hanno scoperto che Gesù è conosciuto e stimato ed ecco che, magicamente, il loro giudizio sul loro concittadino cambia radicalmente.

Potenza della pubblicità e dell’approvazione sociale! È solo apparenza, ovviamente ma, almeno anche il detto del profeta mai accolto nella sua patria ha delle eccezioni.

Cana Gesù compie il segno numero due, dopo quello dell’acqua trasformata in vino.

È lo sposo di Israele che ricerca la sposa per una nuova alleanza, che rincorre i suoi figli: prima Nicodemo, rappresentante del giudaismo tradizionale e conservatore, poi la Samaritana, la sposa infedele e, ora, ultimo ma non meno importante, il funzionario pagano.

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Tutti sono chiamati a partecipare alla festa dell’incontro con Dio: Israele, la Samaria, i pagani.

Perché Dio vuole che tutti scoprano la sua presenza, che tutti sperimentino di essere amati e accolti, sempre, senza condizione…

E fa tenerezza l’incontro con il dolore di questo padre che reagisce al rimprovero di Gesù di cercare solo segni, insistendo.

Ma, prima di riabbracciare sua figlia, deve compiere un salto: fidarsi, credere, osare.

Deve camminare fidandosi di quanto gli ha detto il Maestro, proprio come accade a noi: la guarigione avviene mentre siamo in cammino.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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