Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Marzo 2026

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Vangelo del giorno di Lc 15,1-3.11-32

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: 
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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Parola del Signore.

Siamo onesti: a prenderlo sul serio il Vangelo è esagerato, destabilizzante.

Questa storia che Dio ama senza porre condizioni è decisamente inquietante.

Ma come, se ne combino a vendere e a pendere poi non ne pago le conseguenze? Dio mi perdona a prescindere? Ma se è così allora tanto vale peccare a più non posso!

Visione piccina e limitata, quella che pensa che, alla fine, peccare sia una gran furbata, molto ma molto meglio di vivere alla luce della presenza di Dio!

Siamo stati educati a credere che, se pecco, mi devo pentire per ottenere il perdono.

Non è proprio così, leggendo attentamente la Parola: se pecco Dio mi perdona, suscitando in me il pentimento e la conversione.

Così Gesù viene accusato dai devoti del tempo di essere troppo accondiscendente, di manica larga, di frequentare i pubblicani e le prostitute senza preventivamente chiedere loro di cambiare vita…

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Allora Gesù, per giustificarsi, propone la sua visione di Dio, con la conosciutissima parabola in tre atti della misericordia di Dio.

Dio, spiega Gesù, è come un pastore che va a cercare la pecora perduta e, dopo averla trovata, se la carica sulle spalle (una pecora, non un mite agnellino!) per non farla faticare.

Dio è come la casalinga che ha perso venti euro, ribalta la casa e dopo averli ritrovati chiama le amiche a fa festa… spendendo cinquanta euro!

Dio è un padre che non costringe, che non obbliga, che mette in conto il fatto di rifiutarlo o di fare di lui una maschera, così come capita a entrambi i figli del racconto.

Dio è così: un padre che attende, che scruta l’orizzonte, che fa festa per un figlio tornato in vita, che esce a spiegare le proprie ragioni al figlio maggiore.

Questo è il Dio che Gesù ha conosciuto e che annuncia.

Totalmente diverso da quel custode e garante del diritto che portiamo nella coscienza.

Un Dio esagerato, che osa, che tenta, che sfida la logica e il buon senso.

E lo fa perché ama senza condizioni.

Di questo Dio, il Dio di Gesù, siamo chiamati a fare esperienza durante questo tempo di quaresima.

Lui annunciare, lui vivere, lui amare.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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