don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2026

- Pubblicità -

Divieto di accampamento

Temo che la paura d’esser stati abbindolati da quell’Uomo di passaggio sia stata, nel tempo della loro frequentazione, l’istigazione più truffaldina che tenne sotto assedio i cuori e le menti degli apostoli.

Nulla, comunque, che non fosse a conoscenza dell’amico Cristo: in materia d’amore, resterà sempre il primo che è a conoscenza della fatica di credere all’impalpabile, fidarsi dell’apparentemente inaffidabile, dar retta a ciò che il mondo bolla come cosa bacucca.

Gesù Cristo, da parte sua, tira dritto per la sua strada. Non senza, però, mantenere l’occhio a mirare il cuore degli amici. Ai quali, quando meno se l’aspetteranno, mostrerà di riservare loro delle attenzioni d’impareggiabile finezza.

Come quella sul Tabor: «Li condusse in disparte, su un alto monte». Li vide, forse, leggermente confusi, sballottati a destra e manca dalle smancerie del Satanasso, in biblico tra Lui e i falsi dei.

Nell’emergenza, si ricordò d’esser Lui il più forte in materia: per questo li portò in gita sul Monte per strapparli dalla baraonda del mondo, dov’è sempre più difficile captare le frequenze di Dio in mezzo ai frastuoni pagani.

Li portò su, in alto: le altezze silenziose e i vicoli ombrosi di miseria resteranno nei secoli il salotto di Dio. Li portò «in disparte» dal mondo perchè coi loro occhi potessero vedere ch’era tutto vero quello che Lui andava promettendo mentre percorreva il mondo.

Detto come tra amanti: sul Tabor si mostrò senza veli, senza giocare con quel “vedo non vedo” ch’è tipico dell’amore ma che, certe volte, invece che mettere in allegria il cuore gli mette un cappio al collo. Fino al collasso: “Se non la smetti, ti giuro che scoppio. Non ce la faccio più!”

Pietro, Giacomo e Giovanni frequentavano il “vedo non vedo” del Cristo: qualche giorno, però, barcollavano.

Giunti sulla cima, regalò loro l’evidenza: «Fu trasfigurato davanti a loro» è scritto. Per una volta si mostrò per quello che era davvero, senz’avvalersi della possibilità di velarsi e svelarsi, mostrarsi e nascondersi, dire e non dire.

Quella volta fu così chiaro che il Padre in persona mise la firma: «Questi è il Figlio mio, l’amato (…) Ascoltatelo». Come a dire: “Mica balle, gente. Questo non è uno dei tanti imbonitori di passaggio: costui è quello che dice”.

Dio nessuno l’aveva mai visto, non lo potevano nemmeno nominare, il suo nome era scritto senza vocali perchè nessuno riuscisse a pronunciarlo. Figurarsi se accettava di farsi scattare una foto!

- Pubblicità -

Ciò che mai avrebbe accettato, quel giorno lo propose Lui, in persona: “Scattatemi una foto, così quando vi beccherà la nostalgia, andrete a rivederla e ricorderete l’accaduto”.

Questo fecero lassù quei tre, a nome di tutti: poggiarono l’occhio sul cuore di Cristo e, lì, scattarono una foto. La foto che attesta la vera bellezza, l’onestà di quell’Uomo.

Chissà quante volte, nel trambusto feriale, non riusciranno a non dubitare: la memoria del cuore, però, custodirà quella foto che potranno andarsi a riguardare. E, riguardandola, avvertire d’essere sulla strada giusta, anche se piena di deviazioni e di suggerimenti di percorsi alternativi.

Dev’essere stata affascinante quella fotografia se ad un pragmatico come Pietro è fuggita la situazione di mano: «Signore, è bello per noi essere qui (…) Se vuoi, farò qui tre capanne».

Quale umano, in una notte piena d’amore, non chiederebbe al tempo di fermarsi lì per sempre? “Non si può!” risponde il tempo e risponde Cristo agli amici.

Dove l’amore sarà così evidente da accecare, sarà sempre “Divieto di accampamento”. Sarà concessa soltanto la sosta temporanea, poi sarà necessario scendere dal monte, ritornare nel trambusto.

E nel trambusto vivere e sognare come chi ha una foto in tasca pronta per essere rispolverata ogni qualvolta il cuore lo chiede. “Qui, Pietro, non si può rimanere – deve avere spiegato Cristo all’amico di pesca -: non si può restare, ma ci potrai ritornare tutte le volte che vorrai”.

Nei lager infami, nelle trincee belliche, nelle attraversate dei mari certi giorni è bastato guardare una foto (nascosta chissà dove) perchè una disperazione assassina non spegnesse la luce nel cuore. La foto di un amore.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte

Altri Articoli
Related

Missionari della Via – Commento alle letture di domenica 1 marzo 2026

Pace e bene, che l'evento della trasfigurazione possa aiutarci...

Il Salmo Responsoriale di domenica 1 Marzo 2026 (con musica) – Dal Sal 32 (33)

R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo. Retta è...

Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 1 marzo 2026 per bambini/ragazzi

Siamo davanti alla Trasfigurazione del Signore. Ma che valore...

Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 28 Febbraio 2026

“Amate i vostri nemici.” È una parola che scuote, che...