fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 24 Febbraio 2026

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Il Padre nostro è una delle preghiere più belle e più semplici che Gesù ci abbia donato. In poche parole, contiene tutto: la fiducia di un figlio, il desiderio del Regno, il pane di ogni giorno, la protezione dal male. È una preghiera che ci rimette al nostro posto vero: non davanti a un giudice freddo, ma tra le braccia di un Padre.

Eppure c’è una frase che può inquietare:
“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
E Gesù lo ribadisce subito dopo: se non perdoniamo, neppure il Padre perdonerà noi. A prima vista sembra una condizione dura, quasi una minaccia. Ma in realtà Gesù non sta mettendo un ricatto nel cuore della preghiera. Sta svelando una legge profonda dell’amore.

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Il perdono non è una moneta di scambio con Dio. È il modo in cui il nostro cuore diventa capace di ricevere il suo amore. Quando teniamo chiuso il pugno, quando restiamo aggrappati al rancore, è come se il cuore fosse occupato, bloccato. Dio non smette di amare, ma noi non riusciamo più a lasciarci amare davvero.

Perdonare non significa dire che il male non è stato male. Significa non lasciare che quel male continui a governare la nostra vita. Gesù ci invita a liberarci, non a fare gli eroi. E quando ci chiede di perdonare, in realtà ci sta offrendo una via per guarire.

Nel Padre nostro chiediamo di essere perdonati ogni giorno. E, nello stesso respiro, chiediamo di fare spazio allo stesso amore che ci salva. È una preghiera che non ci schiaccia, ma ci apre: ci ricorda che più lasciamo andare le offese, più il cuore diventa grande. Perdoniamo dunque le offese ricevute, perché è come aprire la mano per accogliere la grazia di Dio.