Ultimamente sento molto parlare di “inflazione emotiva”. Persone che discutono nei commenti, urlano opinioni, cercano consenso a colpi di parole infinite… e alla fine si sentono più soli, più ansiosi, più vuoti. È una fame di connessione che non si sazia.
Il Vangelo di oggi ci sbatte in faccia una verità semplice ma rivoluzionaria: non è questione di più parole, ma di parola vera e di cuore che ascolta. Nel deserto della Quaresima, Gesù ci ricorda che la preghiera non è un post da pubblicare, non è un messaggio da mandare per far vedere che ci siamo, non è un elenco di richieste da leggere in fretta. È un incontro vero con un Padre che sa già cosa ci abita dentro
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Oggi possiamo guardare alla nostra vita come a un vigneto pieno di erbacce e domandarci: sto davvero lasciando spazio alla Parola che germoglia o continuo ad affollare il mio cuore di rumore inutile?
La pioggia leggera che cade sul campo non è una cosa spettacolare, o invadente, ma è una scena lenta, penetrante, capace di trasformare il terreno arido in vita nuova. L’acqua non è abbondante al punto da inondare, ma di irrigare lentamente e in modo cauto.
Quel tipo di pioggia non torna al cielo senza aver compiuto ciò per cui è scesa. In una relazione, in una chat, in una preghiera, impegniamoci a scegliere la semina anziché la chiacchiera.
La Quaresima ci invita a questa purificazione: meno rumore, più profondità. Riproviamoci oggi, con un cuore che vuole ascoltare prima di parlare.
don Domenico Bruno
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