Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 10 Febbraio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 7,1-13

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
ScIn quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”.
Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
E diceva loro: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”.

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Parola del Signore.

Vero: annulliamo la parola di Dio con la tradizione degli uomini. Spesso, troppo spesso. E rileggendo il vangelo di oggi siamo presi (sono preso) da un senso di sconforto. Gesù, uomo libero che libera, tutto di Dio, tutto degli uomini, chiama le cose per nome e cognome.

Ogni esperienza religiosa vive una fase entusiasta, euforica, totalmente spirituale, intensa e vera. Come quando ci si innamora, come quando si scopre un’amicizia profonda, come quando si fa un’esperienza totalizzante ed emotivamente intensa.

Da sempre l’incontro con Dio passa attraverso questa fase (o così dovrebbe essere!) fatta di santa anarchia. Poi, certo, ci si stabilizza, come accade in una relazione di coppia: si prendono dei ritmi, delle buone abitudini, ci si da delle regole, che sono la forma dell’amore.

Col passare del tempo nascono strutture, ci si organizza, la fede si tramanda, si incarna, si incultura e, a volte, si diluisce. Altro è il sangue dei martiri, altro la decisione degli Imperatori di fare del cristianesimo, forza vitale nel decadente Impero romano, la religione dell’Impero.

E poi il tempo, i secoli, la sovrastrutture, che rischiano di ingabbiare. Le parole degli uomini che si fanno parole di Dio, sane e sante tradizioni che vengono vendute come assolute e intoccabili.

Gesù, peperino, non le manda certo a dire!, ai farisei che accusano i suoi discepoli di non fare le abluzioni prescritte prima di consumare un pasto, replica mettendo in evidenza la loro ipocrisia, la capacità di forzare la Parola, di argomentare fino a stravolgerla.

Se è chiaro, nella Tora, l’obbligo di avere cura dei propri genitori, anche mantenendoli, ecco la regolina per cui se uno promette una parte del proprio patrimonio al tesoro del tempio, questo diventa magicamente intoccabile.

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Vigiliamo, allora, per non sovrapporre le nostre sane e sante tradizioni e abitudini alla forza urticante della Parola. Lasciamoci interrogare, scuotere, irritare. Perché non sempre chi ti da uno schiaffo ti vuole del male.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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