Vangelo del giorno di Lc 5,33-39
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
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Parola del Signore.
No, certo, non possiamo digiunare se lo sposo è con noi. La nostra vita è una continua festa di nozze, volgiamo lo sguardo sull’altrove, fissiamo lo sguardo sulle cose che restano, quelle invisibili.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Settembre 2025” su Spreaker.Allora il nostro cuore incrocia lo sguardo di Dio, fugacemente, e sentiamo vibrare in noi la Parola che ci riempie, ci consola, ci illumina. Ci scopriamo amati, ogni giorno, ogni mattina, ogni istante e quand’anche questa consapevolezza si affievolisce, a causa delle troppe cose da fare, della malinconia, del dolore, siamo certi della sua presenza discreta e amorevole.
È sempre con noi, lo sposo, e non possiamo vivere una religiosità fatta di mortificazione e di pena, di tristezza e di rinuncia. Non siamo gaudenti, o superficiali: siamo colmi di gioia perché il misericordioso è con noi.
Ci sono momenti, invece, in cui digiuniamo. Quando ricordiamo lo strazio della morte di Dio, quando, nel cammino quaresimale, sentiamo di condividere la pena di chi soffre la fame, quando lo sposo è distante, a causa dei nostri peccati, delle nostre incoerenze.
Allora digiuniamo, seriamente: alleggeriamo il cibo, spegniamo la televisione, dedichiamo del tempo al silenzio. Perché fare memoria della fame fisica, perché toglierci cose legittime e buone ci ricorda che viviamo d’altro, che Dio ci è necessario, non la pancia colma.
Allora, sì, certo, digiuniamo. E ammonisce i devoti del suo tempo, il Maestro: è inutile fare piccoli aggiustamenti, inutile rappezzare con una toppe un vestito logoro. Il Vangelo è un vino nuovo, frizzante, che rompe le botti vecchie in cui lo mettiamo.
Allora come oggi, non sono i piccoli aggiustamenti a salvare il cristianesimo, ma i cambiamenti di mentalità, gli otri nuovi in cui avere il coraggio di mettere il vino nuovo della Parola.
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Così, sapendo che lo sposo è sempre con noi, con il cuore pieno di speranza, affrontiamo le difficoltà delle nostre comunità, le lentezze, le stanchezze, le abitudini consolidate, cucendo un vestito nuovo, su misura per il nostro tempo.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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