Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 12 aprile 2026

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Se non mostriamo le ferite dell’amore non crederanno al nostro annuncio

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

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La Risurrezione sia visibile attraverso la vita

Il Cardinale Angelo Comastri invita i fedeli a rendere visibile la Risurrezione attraverso una trasformazione concreta della propria esistenza e della propria gioia sottolineando che Dio agisce con discrezione, cercando il cuore dell’uomo anziché lo spettacolo, e richiede una sensibilità interiore per essere riconosciuto.

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Citando l’incontro dei discepoli di Emmaus, il testo spiega che Gesù non vince con la forza, ma attraverso l’umiltà, il perdono e l’amore disinteressato. Grandi figure come Madre Teresa e Giovanni Paolo II vengono presentate come esempi di chi emana la presenza di Cristo tramite le proprie azioni. In definitiva, la missione del cristiano è quella di diventare un segno vivente dell’amore divino, permettendo agli altri di incontrare Dio attraverso gesti di carità e speranza.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. In questa terza domenica di Pasqua, il tema è che la risurrezione sia visibile attraverso la vita trasformata di coloro che credono in Gesù — e siamo noi. I racconti evangelici della risurrezione a prima vista ci sorprendono; infatti, un evento così grande e così strepitoso avviene quasi nel silenzio e poche persone hanno la grazia di vedere Gesù risorto. Certamente noi non avremmo fatto così, ma Dio è diverso da noi: evidentemente Dio non cerca i fans, Dio non ama lo spettacolo, non ama ostentare il suo potere come facciamo noi.

Chi è piccolo cerca di esibirsi e cerca il piedistallo, ma chi è veramente grande non ha questo desiderio perché non è necessario. Dio, che è l’unico veramente grande, si muove con estrema discrezione ed estrema delicatezza, bussando alla porta del cuore e della libertà degli uomini. Dio vuole illuminare, ma non vuole accecare. Blaise Pascal (citato come “biagio” nel testo originale) giustamente ha osservato: “C’è luce sufficiente per chi vuol vedere, ma c’è anche buio sufficiente per chi non vuol vedere”. Tutto dipende dall’atteggiamento del cuore.

È fondamentale capire che Dio vuole che la risurrezione diventi visibile attraverso la vita di coloro che incontrano e frequentano il Risorto. Ogni volta che incontravo Giovanni Paolo II o Madre Teresa di Calcutta, sentivo il profumo di Gesù e avvertivo la presenza di Gesù risorto. Ricordo con emozione la santa morte di Giovanni Paolo II: nell’ultimo periodo della sua malattia appariva sempre di più che dietro a quell’uomo c’era Gesù, dietro la sua sofferenza c’era un consolatore, dietro la sua morte c’era la certezza dell’incontro con il Risorto.

Noi, invece, spesso assomigliamo ai discepoli di Emmaus: siamo stanchi, spenti, privi di entusiasmo e quindi incapaci di contagiare gli altri con la gioia della resurrezione. Non abbiamo il Magnificat nel cuore, e si vede. Friedrich Nietzsche, pensatore ateo quasi irriducibile, lanciò una sfida onestissima ai cristiani dicendo: “Se Cristo è risorto, perché voi siete così tristi? Voi non avete il volto di persone redente”. È terribile: significa che non profumiamo di resurrezione.

Mettiamoci allora nei panni dei due discepoli di Emmaus e lasciamoci avvicinare da Gesù. Inizialmente essi si sfogano e, senza saperlo, si lamentano di Gesù con Gesù: “Speravamo che tutto sarebbe cambiato in un momento… che il male sarebbe stato sconfitto per sempre… e invece è stato condannato e crocifisso. Ormai il sogno è finito”. Aggiungono poi, quasi con scetticismo, che alcune donne dicono di averlo visto risorto, ma si chiedono chi possa credere a tali fantasie.

Gesù ascolta questa lista di lamentele — un racconto della fede fatto senza fede — e alla fine interviene: “Stolti e tardi di cuore! Voi non avete capito lo stile di Dio, non avete capito con quale forza Dio affronta e vince il male”. Egli spiega che Dio non vince come i potenti di questo mondo, ma vince con la bontà, la pazienza, l’umiltà e il perdono, come annunciato da Isaia riguardo al servo di Dio che si lascia ferire ma non sconfiggere.

Mentre il cuore dei discepoli tornava a entusiasmarsi, giunti al villaggio, chiesero a Gesù: “Resta con noi, perché si fa sera“. Gesù restò e, nel gesto eucaristico dello spezzare il pane, i loro occhi si aprirono e lo riconobbero. Il messaggio era chiaro: per incontrarlo, dobbiamo ripetere il gesto dell’amore disinteressato e del dono totale di noi stessi.

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Un esempio è Madre Teresa di Calcutta: soccorrendo una lebrosa piena di piaghe, si sentì chiedere il perché di tanta bontà. Rispose: “Me l’ha insegnato il mio Dio. È lui che ti sorride e ti accarezza attraverso di me”. La donna esclamò: “Fammi conoscere il tuo Dio!”, e Madre Teresa concluse: “Ormai lo conosci: il mio Dio si chiama Amore e te l’ho fatto vedere“. Questo è l’apostolato che dovremmo fare tutti ogni giorno. Buon lavoro, buona domenica e sia lodato Gesù Cristo.

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