E’ stato proprio Gesù che, con l’incarnazione, ha aperto i cieli chiusi dal peccato dell’uomo. L’immagine dei cieli aperti indica quella profonda ed intima comunione con Dio per la quale siamo tutti predestinati e che avevamo perduto con l’originaria innocenza.
I cieli si aprono al Battesimo di Gesù al Giordano, evento che inaugura la missione pubblica dello stesso Gesù e che prefigura, nel mistero della Trinità, il mistero pasquale come mistero di salvezza. La partecipazione a questi misteri, misteri d’amore, è vista proprio come l’apertura dei cieli.
Santo Stefano, nel suo martirio glorioso, contempla già il Volto di Dio attraverso i cieli aperti. L’ammonizione di Gesù ai farisei, riportata dal brano odierno, significa l’incapacità dei cuori dei suoi ascoltatori ad aprirsi al nuovo Regno di Dio che irrompe.
L’aspettativa messianica, che pure era viva tra i contemporanei di Gesù, perde perciò tutta la sua forza redentiva; il Messia da loro cercato doveva compiere i loro piani umani, e così si chiudono al piano della salvezza di Dio.
Il messaggio delle Beatitudini risuona quindi in modo sordo nei loro cuori, incapaci di comprenderne a pieno tutta la forza redentrice e salvifica. L’insegnamento di Gesù diventa solo una collezione di buone norme morali, e Gesù diventa soltanto un istruttore da eliminare quando dà troppo fastidio.
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Cosa dice ai nostri cuori, allora, oggi la Parola di Dio? Per ognuno di noi i cieli sono stati aperti nel battesimo: siamo capaci di vivere nella fede la coerenza di questa realtà d’amore?
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
