INVENTARSI UN GESTO, UNA PAROLA CHE POSSA DISARMARE
E DISARMARCI
«Avete inteso che
fu detto:
“Occhio per occhio
e dente per dente”.
Ma io vi dico
di non opporvi
al malvagio; anzi,
se uno ti dà uno schiaffo
sulla guancia destra,
tu pórgigli anche l’altra,
e a chi vuole portarti
in tribunale e toglierti
la tunica, tu lascia
anche il mantello. (…)
Vangelo davanti al quale non sappiamo bene come stare: se tentare di edulcorarlo, oppure relegarlo nel repertorio delle pie illusioni.
Ci soccorre un elenco di situazioni molto concrete che Gesù mette in fila: schiaffo, tunica, miglio,
denaro in prestito.
E le soluzioni che propone, in perfetta sintonia: l’altra guancia, il mantello, due miglia.
Molto semplice, niente che un bambino non possa capire, nessuna teoria complicata, solo gesti quotidiani,
una santità che sa di abiti, di strade, di gesti, di polvere.
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“Gesù parla della vita con le parole proprie della vita”
(C. Bobin).
Fu detto:
occhio per occhio.
Ma io vi dico:
Se uno ti dà uno schiaffo
sulla guancia destra,
tu porgigli anche l’altra.
Quello che Gesù propone
non è la sottomissione
dei paurosi, ma
una presa di posizione coraggiosa: “tu porgi”,
fai tu il primo passo,
tocca a te ricominciare
la relazione,
rammendando
tenacemente il tessuto
dei legami
continuamente lacerato.
Sono i gesti di Gesù
che spiegano le sue parole:
quando riceve
uno schiaffo
nella notte della prigionia,
Gesù non risponde
porgendo l’altra guancia,
ma chiede ragione
alla guardia:
se ho parlato male dimostramelo.
Lo vediamo indignarsi,
e quante volte,
per un’ingiustizia,
per un bambino scacciato,
per il tempio fatto mercato,
per le maschere e il cuore
di pietra dei pii e dei devoti.
E collocarsi così dentro
la tradizione profetica
dell’ira sacra.
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Non ci chiede di essere
lo zerbino della storia,
ma di inventarsi qualcosa
un gesto, una parola –
che possa disarmare
e disarmarci.
Di scegliere,
liberamente,
di non far proliferare
il male,
attraverso il perdono
“che strappa
dai circoli viziosi,
spezza la coazione
a ripetere su altri
ciò che hai subito,
strappa la catena
della colpa e
della vendetta, spezza
le simmetrie dell’odio”.
(Hanna Arendt)
Perché noi siamo
più della storia che
ci ha partorito e ferito.
Siamo come il Padre:
“Perché siate figli
del Padre che fa sorgere
il sole sui cattivi
e sui buoni”.
Addirittura Gesù
inizia dai cattivi,
forse perché
i loro occhi
sono più in debito di luce,
più in ansia.
Io che non farò mai sorgere o tramontare nessun sole,
posso però far spuntare
un grammo di luce,
una minima stella.
Quante volte ho visto
sorgere il sole dentro
gli occhi di una persona:
bastava un ascolto
fatto col cuore,
un aiuto concreto,
un abbraccio vero!
Agisci come il Padre,
o amerai il contrario
della vita:
dona un po’ di sole,
un po’ d’acqua,
a chiunque,
senza chiederti
se lo meriti o no.
Perché chi ha meritato
un giorno di abbeverarsi all’oceano della Vita,
merita di bere oggi
al tuo ruscello.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
