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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 12 Aprile 2025

I segni che compie Gesù non vengono percepiti da tutti allo stesso modo: alcuni abbracciano la fede in Gesù, altri vanno a denunciare Gesù al sinedrio, dove verrà condannato a morte. Quello che fa Gesù viene accolto in modo diverso dai vari testimoni.

Gesù non impone con violenza i suoi segni, ma aspetta che chi li osserva li accolga! I capi dei sacerdoti, i farisei e Caifa non si fanno interrogare dai segni di Gesù, non si mettono in discussione; anzi, lo condannano a morte perché “conviene che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera”.

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Caifa mette a confronto la morte di un uomo (non preoccupandosi se fosse stato innocente o no) con l’eventuale rovina della nazione (e della sua posizione di potere). Gesù morirà davvero, ma per salvare tutte le donne e uomini, ebrei e pagani, di ogni nazione.

I Giudei saliti prima della Pasqua a Gerusalemme si chiedono: «Non verrà alla festa?». La risposta da un’omelia di dom Matteo Ferrari: “Certo egli verrà, perché anche oggi Dio vuole rinnovare con noi la sua «alleanza di pace». Egli la rinnoverà in Gesù che verrà alla nostra festa: verrà in ogni gesto d’amore, in ogni spazio di gratuità, in ogni cosa vissuta come dono e non come possesso.

Allora egli verrà alla festa e trasformerà in danza ogni nostro lutto; trasfigurerà il nostro pianto in canti di gioia. Certo egli verrà alla festa e lo incontreremo a Gerusalemme sulla via del dolore e nel giardino nuovo della resurrezione, per vivere in lui quell’«alleanza di pace» che Dio vuole stringere con noi, radunando dai confini della terra tutti i suoi figli e le sue figlie dispersi.

E allora anche quest’anno Gesù ripeterà ad ognuno di noi: «Farò la Pasqua da te con i miei discepoli!» (Mt 26, 18)”.

Per riflettere

Riusciamo ad affidarci a Gesù non tenendo conto dei nostri “privilegi umani”?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi